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lunedì 27 novembre 2017

Guerrieri del Nord



In questa illustrazione inedita possiamo apprezzare alcune caratteristiche dell'armamento dei Fhegòlnori, e più in particolare dei guerrieri di Dratmason (il primo e il secondo da sinistra) e di Daewektelshagg (il terzo). I primi quasi sempre mascherati dalle elaborate celate metalliche degli elmi, molto abili a forgiare il metallo in forme che alludano a volti grotteschi e minacciosi, spesso arricchiti da elementi faunistici; i secondi particolarmente devoti al simbolo del cervo dalle imponenti corna, e amanti dei motivi geometrici dalle tinte vivaci. 


sabato 15 luglio 2017

Ahdehtal, la delicata arpista


"Mia madre, Ahdehtal, figlia di Phant-peh-hel, prima di diventare regina era una musicista, suonatrice di arpa" (da "Le memorie di Helewen").


domenica 22 gennaio 2017

Il boia del Castello di Cipressi



In base alla descrizione fornita da Hairam, il boia del Castello di Cipressi sembrerebbe tradire una provenienza dai regni desertici del sud. L'arco in corna di gazzella, ad esempio, è utilizzato soprattutto dalle Amazzoni e dagli Uomini del Sud, così come il tipo di abbigliamento potrebbe richiamare le tradizioni di quelle popolazioni o, al massimo, degli Uomini di Noghard. È possibile dunque che il boia fosse uno schiavo forestiero, ma non è da escludere che la sua livrea fosse imposta dalle Signore del Castello. che potrebbero averla ereditata da parenti lontani o acquistata da mercanti stranieri. È nota, infatti, la predilezione che gli abitanti di Bin Pantidari dimostrano nei confronti di tutto ciò che è esotico e appariscente, il che potrebbe estendersi all'abbigliamento della servitù. 
Un discorso a parte lo merita, invece, la punta di freccia destinata all'esecuzione. La raffinatezza della sua lavorazione e l'aspetto argenteo potrebbero indicare il vicino regno montano di On-Ifar come luogo di forgiatura. 

sabato 31 dicembre 2016

L'abbigliamento dell'imperatrice Tewirneh



Tewirneh She, sposa dell'imperatore Tharaus Lithucorn di Sandovelia, sfoggia un abbigliamento che cerca di coniugare le esigenze dettate dal protocollo con i gusti personali della sovrana. Gli elementi di chiara matrice politica sono i diversi richiami al casato del suo regale consorte, ovvero l'Unicorno bianco su fondo azzurro smeraldino. Anche il massiccio utilizzo dell'ermellino è una necessità imposta dal suo rango: l'abito sontuoso di Sua Maestà, infatti, deve mostrare chiaramente l'importanza dei regnanti sandoveliani e il loro peso nella scacchiera internazionale. Tuttavia, a differenza di altre sovrane che l'hanno preceduta sul trono dell'Unicorno - e di molte ambiziose rappresentanti della nobiltà locale - Tewirneh dimostra un carattere poco incline all'eccessiva opulenza e agli inutili orpelli, perciò le sue richieste alla sartoria imperiale sono caratterizzate da uno stile raffinato, che predilige i colori pastello (come il rosa pallido) e limita la presenza di nastri, fiocchi, piume e altri gingilli, nel tentativo di mantenere una certa contegnosa discrezione. 

mercoledì 21 dicembre 2016

I paramenti cavallereschi dell'imperatore Tharaus



"Raggiunsi l’Occhio del Re quando Tharaus si apprestava ormai a lasciarlo, montando su un destriero bianco dalle gualdrappe e bardature talmente fastose da risultare quasi più impacciato del suo cavaliere nei movimenti!" (da "Hairam Regina").

lunedì 10 ottobre 2016

Gli abiti stregati di Medul On




"Da quel silenzio senza luce apparve progressivamente un chiarore lunare, e vidi quel chiarore adagiarsi sulle superfici di una stanza colma di vesti femminili dalle fogge più varie" (da "Hairam Regina").


mercoledì 15 giugno 2016

L'abbigliamento degli Gnomi



Il piccolo popolo degli Edimukku, abitatori del deserto roccioso sud-occidentale, ha un abbigliamento fatto perlopiù di materiali poveri: stoffe grezze come juta o lino, talvolta pelli di animali, tagliati grossolanamente e privi di motivi ornamentali ricamati.  Ciò si deve alla scarsa predisposizione gli Edimukku per il cucito e il ricamo. Gli ornamenti sono costituiti prevalentemente da gioielli o fibbie realizzati con il metallo cardine dell'artigianato gnomico: il rame, declinato in ogni foggia e monile. Diversi accessori sono invece fabbricati con elementi di origine animale come ossa - le più usate sono quelle degli animali che gli Gnomi considerano animali totemici, ovvero il pipistrello e il rinoceronte - ma anche conchiglie e piume. 
I colori degli abiti non sono, in genere, molto appariscenti, poiché gli Edimukku producono poche tinture, e quelle che utilizzano sono destinate perlopiù al trucco del viso, praticato indifferentemente sia dai maschi (spesso a scopo rituale o bellico, per indicare l'appartenenza a una tribù) che dalle femmine con finalità estetiche o religiose (attraverso il disegno di simboli sacri).

mercoledì 20 aprile 2016

Gli Elfi di Chireh Riel



Terzo grande centro della cultura elfica di Asur, Chireh Riel è anche uno dei luoghi del continente più intrisi di magia e mistero. Sacerdoti e vestali di questo antichissimo santuario nel cuore della foresta custodiscono la preziosa e sacra gemma con cui la vita fu donata al mondo; e sono tenuti in grande stima come consiglieri e guaritori. Detentori di molti segreti sull'origine degli esseri, i maghi di Chireh Riel furono anche responsabili della creazione di diverse creature fatate, animali ibridi generati con incantesimi e destinati a sorvegliare luoghi importanti e oggetti preziosi, o a servire eroi e sovrani. 
Sempre a Chireh Riel hanno sede alcuni dei più raffinati creatori di gioielli, capaci di realizzare elaboratissimi pendenti, orecchini, diademi, fibbie e oggetti artigianali impreziositi da metalli preziosi e gemme variopinte. Gioielli che, come gran parte della produzione artigianale degli Elfi Asi, s'ispirano alle forme della natura, e in particolare dei fiori, delle foglie e delle farfalle. 

mercoledì 22 aprile 2015

Re Faaiyasel e il Nano




Faaiyasel, nome di un imperatore di Hagardtyh della Settima Era, significa "Lunghi baffi". Piuttosto curioso, dal momento che tutti quelli che l'hanno incontrato sostengono che non li portasse...

Esiste anche un aneddoto, al tal proposito, riportato negli ambienti di corte ad Hagardty. Si narra che, un giorno, giunse a palazzo un ardito esploratore della stirpe dei Nani, soprannominato Grillo del monte Innijadis in quanto abile scavatore di gallerie, una delle quali gli aveva fatto scoprire un tesoro nascosto nella suddetta montagna del  regno di Melim Hè. Siccome il tesoro conteneva alcune importanti reliquie provenienti da Hagardtyh, il Grillo fu accolto con grandi onori presso la corte imperiale dove re Faaiyasel si disse fermamente intenzionato a ricompensare generosamente il Nano che gli aveva riportato i preziosi oggetti. 

Durante un banchetto, il Grillo, che non era certo abituato alla compostezza dei rituali di corte, ebbe la sfacciataggine di chiedere apertamente: "Imperatore, di grazia, posso sapere perché mai, pur avendo avuto in sorte questo nome, di lunghi baffi, sul vostro viso, non ne vedo traccia?".

Sebbene la domanda se la fossero posta, già da molto tempo, tutti i presenti al banchetto, nessuno aveva mai osato rivolgerla direttamente al sovrano, temendo di passare per spudorati. 
Il re, invece, non si scompose, e così parlò: "Sono lieto, amico Nano, che me l'abbiate domandato. In realtà voi avete più coraggio di tutti i presenti a questa mensa, fra i quali siedono persino i più valorosi generali del mio esercito! Dovete sapere che, in realtà, da giovane portavo i baffi molto lunghi... da quando erano spuntati non li avevo mai tagliati. Ma poi ricevetti un oracolo: un indovino molto sapiente mi esortò a tagliarmi i baffi - conservandoli in uno scrigno - e non farli più ricrescere fino al giorno in cui qualcuno mi avrebbe chiesto come mai portassi il nome Faaiyasel senza sfoggiare lunghi baffi. A costui avrei dovuto proporre una scelta: diventare ministro del tesoro imperiale, o depositario dello scrigno in cui erano custoditi i baffi che portavo in gioventù". 

Il Nano fu talmente divertito da quella proposta così inconsueta che decise di accettare la seconda offerta, rinunciando così a diventare tesoriere e ricevendo in dono lo scrigno con i baffi del re. Faaiyasel, a sua volta meravigliato dalla risposta del Grillo, gli rivelò un segreto: secondo la profezia, colui che avesse ricevuto lo scrigno avrebbe ottenuto, con esso, la carica di Consigliere Reale. Perché un sovrano deve tributare grande stima a colui che, senza farsi abbagliare dalla ricchezza e magnificenza di ciò che vede trovandosi al cospetto dell'Imperatore, gli fa notare, invece, ciò che manca. Non fosse altro che un dettaglio apparentemente insignificante, come un paio di baffi! 

venerdì 13 marzo 2015

L'abbigliamento delle Amazzoni



Le Welahirin del deserto meridionale hanno un abbigliamento piuttosto uniforme e codificato in base alle tradizioni della gerarchia militare. Questo permette alle diverse tribù nomadi di Amazzoni di riconoscere immediatamente l'appartenenza di una guerriera e il suo grado. La tintura in assoluto più utilizzata per i mantelli nei territori di Faieron e Halriel è il rosso cremisi, mentre le regine si distinguono dalle loro compagne indossando il verde. Sull'isola di Borhèa sono diffuse invece stoffe blu scuro, viola e rosa pallido. 
Dagli abiti neri si riconoscono, infine, le giovani Amazzoni che non abbiano ancora ricevuto l'iniziazione del deserto per diventare guerriere a tutti gli effetti.
L'unico tipo di armatura utilizzato dalle guerriere Welahirin è un caratteristico corpetto di cuoio, talvolta rinforzato con sottili placche di ferro, spesso riccamente decorato da inserti dorati (o argentati presso le Amazzoni di Borhèa). Dai simboli sul corpetto è possibile identificare la tribù di appartenenza di una guerriera. 
Sotto il corpetto, quasi tutte le Welahirin indossano leggere camicie di lino o seta bianca dalle maniche ampie e ariose, strette con dei lacci sopra i polsi per non impedire i movimenti durante il combattimento. Della stessa foggia i pantaloni, anch'essi allacciati sopra le caviglie per non impigliarsi durante la corsa o la cavalcata.


sabato 7 marzo 2015

I Giganti di Oeworl



Tra le culture Sandarion che popolano i territori nordorientali del continente, una delle più rilevanti è quella stanziata a Oeworl, sulle pescose rive del lungo fiordo Jum-teu-Sandoandhy (Strada verso il Grande Freddo), anche noto dai locali come Minèh Hèrodi (il Piccolo Mare).
A differenza dei Giganti di Tinevan, grandi costruttori che hanno edificato la loro città dalle mura megalitiche tra le steppe, le genti di Oeworl hanno optato per una diversa strategia urbanistica, basata sullo scavo di canyon artificiali tra i promontori dalle pareti a strapiombo lambiti dal fiordo. È probabile che questa tipologia costruttiva sia stata suggerita ai Sandarion dalla volontà di convertire in centro urbano una più antica cava, e in seguito adottata per estendere la città con nuove diramazioni. Gli scavi sono stati effettuati perlopiù grazie all'impiego di possenti picconi in pietra lavica che solo i Giganti sono in grado di maneggiare dato il peso colossale sia delle punte che dei manici (ricavati in genere dai tronchi di giovani alberi). 
Alcuni edifici, tuttavia, come la grande arena dei combattenti che dà il nome al regno, emergono dalla terra. Si ritiene infatti che si tratti di monumenti preesistenti allo scavo dei canyon, la cui erezione si deve probabilmente alla cultura di Tinevan primitiva o ad altre tribù di Giganti sopraggiunte dalle terre selvagge in tempi remoti. 


giovedì 26 febbraio 2015

Armature e uniformi dei Nani



La civiltà dei Gottilsi è stata tra le prime a forgiare armature in metallo. Nel corso dei millenni, perciò, i Nani hanno avuto modo di sviluppare e sperimentare i più diversi tipi di corazze, diverse nelle fogge, nei materiali e nell'efficacia sul campo di battaglia. La loro metallurgia, tra le più evolute del continente, ha influenzato anche diversi popoli confinanti, i quali hanno tratto diverse ispirazioni proprio dall'inventiva dei Gottilsi. 
A titolo illustrativo, l'immagine (in apertura) ci mostra tre esempi di armature utilizzate dai Nani nella Settima Era. 
A sinistra, vediamo una guardia reale della città di Melim Hè. Non vi è una vera e propria corazza, bensì una cotta in maglia di ferro (nella cui fabbricazione il reame ha pochi rivali) rivestita da una sopravveste in tessuto detta anche cotta d'arme, un piccolo pettorale protettivo, uno spallaccio munito di lame difensive sulla spalla destra. Il lato sinistro è coperto da un ampio scudo di forma quadrata, con un umbone al centro. 
In centro, ecco un soldato dell'esercito di Mason Gottbin, avvolto da una più robusta armatura composta di corazza, spallacci e fiancali. Lo scudo è più stretto e alto, privo di umbone. A differenza dei soldati di Melim Hè, sicuramente più agili nei movimenti, quelli di Mason Gottbin, armati in modo più pesante, sono abituati a combattere in formazioni serrate.
Nel caso del guerriero di Dratmason, a destra, notiamo l'assenza di fiancali (per favorire il movimento delle gambe), e la presenza di un'egida in scaglie di cuoio a coprire petto e spalle, più leggera di spallacci in acciaio. Questo si deve alla diversa natura delle battaglie combattute a Dratmason: il territorio più vasto e pianeggiante rende necessari spostamenti più rapidi di quanto sia possibile nelle valli e i terreni montuosi di Mason Gottbin. 


lunedì 16 febbraio 2015

Falwhun di Ehìlnirusote



Il pingue re Falwhun di Ehìlnirusote, nel diario di Rirhos, è ricordato soprattutto per il suo incontro con il medico Ifalnor (narrato da pag. 327 a pag. 330 del romanzo "Le memorie di Helewen"). Tuttavia, prima di ammalarsi, Falwhun fu un sovrano molto importante, che lasciò un segno profondo nella storia della sua città e nei cuori dei suoi sudditi. 
Gli annali cittadini riportano che Falwhun nacque nell'anno 1506 della Settima Era, come diciannovesimo discendente della dinastia Sauroten. Salì al trono giovanissimo, a soli otto anni, succedendo al padre Madev-Urani caduto in battaglia sul fronte orientale. 
Alla morte di Madev-Urani, il popolo temette che il regno potesse trovarsi impreparato a sostenere ulteriori pressioni alle frontiere da parte delle tribù di barbari, ma si sbagliava. Il piccolo Falwhun dimostrò di essere ponderato e avveduto nel discernere tra i consigli che riceveva dalle persone del suo entourage, tra cui la regina madre e i diversi visir; inanellando così una serie di scelte di governo e strategie che si rivelarono vincenti nel garantire l'equilibrio interno e l'ordine sulle frontiere. Va ricordato ad esempio l'impegno diplomatico nel rafforzare l'alleanza con il vicino reame di Daewektelshagg, che gli valse un solido appoggio militare in cambio dell'abbassamento dei dazi sul commercio delle stoffe e del vasellame. Oltre a questo, Falwhun intrattenne relazioni diplomatiche con diversi regni del continente attraverso l'invio di ambasciatori e pregiati doni verso le corti dei principali sovrani stranieri. In ragione della protezione che offriva contro l'avanzata dei barbari da est, Ehìlnirusote ottenne ingenti quantitativi di armamenti e vettovaglie persino dall'Impero Sandoveliano. Ma soprattutto, Falwhun chiese e ottenne che i più potenti re del continente siglassero un trattato che garantisse a Ehìlnirusote l'immunità da guerre intestine tra i regni di Gaimat, affinché non venisse indebolita dovendo deviare a difesa dei confini interni parte dei contingenti bellici stanziati sulla frontiera orientale. Lo stesso trattato prevedeva che i re firmatari sarebbero scesi loro stessi in battaglia con i propri eserciti, in appoggio a Falwhun, qualora un regno avesse infranto l'accordo e minacciato l'immunità di Ehìlnirusote. Il trattato è conosciuto come il Patto delle Gru, in onore degli uccelli simbolo della dinastia di Sauroten.



domenica 14 dicembre 2014

L'abbigliamento dei Pegmenjabaroi



Gli abiti confezionati nella valle di Pegmenjaba hanno, in genere, una scarsa qualità sartoriale sia nella precisione delle cuciture (ridotte al minimo indispensabile) che nel ricamo delle stoffe, le quali sfoggiano disegni poco elaborati e tinte poco costose. 

Questo non si deve ad una scarsa propensione artistica dei Pegmenjabaroi, bensì alle condizioni climatiche della valle, in cui l'estrema umidità e il proliferare di muffe tendono a deteriorare le stoffe in modo molto più rapido che altrove. Questo ha spinto la civiltà autoctona a sviluppare diverse soluzioni ingegnose. Una di queste è l'utilizzo di motivi decorativi facilmente riproducibili, che non vengono ricamati bensì disegnati direttamente sulle stoffe con inchiostro. Gli elementi più pregiati di un abito, spesso, vengono impermeabilizzati con vari accorgimenti: ad esempio ricoprendoli di cere vegetali o resine. Largo uso viene dato ai materiali meno deteriorabili, tra cui il cuoio. Infine, il caratteristico odore di "affumicatura" che contraddistingue gli abiti di Pegmenjaba, è dato dalla diffusa abitudine di conservare gli indumenti in particolari guardaroba simili a gabbie di legno sospese, posti in prossimità dei focolari.

I colori degli abiti variano dal panna al grigio al verde marcio,  al giada, passando per il prugna o blu dai toni spenti. I motivi decorativi più utilizzati sono le espressioni del viso umano, ma anche i due animali simbolo della città di Adesi Nothar: la chiocciola e il parrocchetto.
In contrasto con la semplicità degli abiti, i Pegmenjabaroi sfoggiano copricapi e gioielli metallici molto sofisticati. 


sabato 14 giugno 2014

L'abbigliamento degli Onifaroi



Il popolo di On-Ifar è noto per il suo abbigliamento altamente cerimoniale ed elaborato. Gli abiti, espressione di una ricercata opulenza, sono vere e proprie sculture dall'apparenza fragile e preziosa, fatte di vele, manti, drappeggi, fazzoletti e svolazzi di diverse fogge. Quasi tutti sono confezionati in seta, la seta più pregiata prodotta nel continente. In certi casi, soprattutto per la realizzazione degli elaborati copricapi, le stoffe vengono coperte da un sottile strato di cera affinché mantengano la forma desiderata... Le forme di tali copricapi sono le più disparate, spesso ispirate alle corolle dei fiori (in particolare l'orchidea e l'iris, i fiori più amati dagli Onifaroi) ma anche alle forme leggiadre del fagiano, uno degli animali tenuti in più gran conto dalla nobiltà del regno, insieme al gatto bianco, simbolo di Città della Cascata.
I colori privilegiati sono il viola e il lilla in tutte le sue sfumature, il rosa, il blu e il bianco. Tra i metalli, i sublimi orafi di On-Ifar danno assoluta rilevanza all'argento, dei cui giacimenti il piccolo reame montano è oltremodo ricco. I gioielli onifariani, elegantissimi, sono generalmente il risultato di complessi giochi di filamenti d'argento, che rispecchiano la finezza raggiunta nella lavorazione del metallo. 


lunedì 9 settembre 2013

L'armatura dei guerrieri di Evnagume



Anticamente, la valle di Onesi disponeva di eccellenti fabbri e costruttori di armature. Le armature dei guerrieri di Evnagume si distinguevano da quelle dei popoli confinanti in quanto decisamente più articolate e complesse. Sebbene molto costose, esse offrivano ai soldati della valle un'ottima protezione pur restando relativamente leggere, e permettevano una buona agilità nei movimenti: erano, infatti, costituite in prevalenza da scaglie bronzee connesse tra loro e parti di corazza in cuoio. Anche i lunghi mantelli erano internamente rivestiti di piccole scaglie di cuoio, che fornivano un'ulteriore protezione. La pazienza che contraddistingueva gli artigiani di Onesi divenne proverbiale...
Per quanto riguarda lo stile, esso sembra avvicinarsi più a quello dei Nani che a quello degli Uomini dell'Est: questo potrebbe far supporre un'influenza culturale e commerciale dei Nani in epoche lontane, anche se non vi sono notizie di loro insediamenti nella regione. 


sabato 6 luglio 2013

L'abbigliamento degli Elfi




Gli Elfi del reame di Asur possono beneficiare di un clima caldo e umido, perciò il loro abbigliamento consiste, in genere, in vesti leggere dalla trama semitrasparente, spesso prive di maniche, o dalle maniche rimborsabili bloccate all'altezza delle spalle con una serie di ganci metallici. Quest'ultima soluzione ha trovato una così larga diffusione presso gli Asi, che con il passare dei secoli è diventata più un vezzo estetico che un accorgimento pratico, tanto che molti abiti vengono ormai confezionati con finte maniche già rimborsate e fissate alle spalle a mò di sbuffi.
Gli Elfi hanno, inoltre, una vera e propria passione per i copricapi piumati: la forma preferita è quella del turbante, ma non mancano berretti di altre fogge. Abilissimi e raffinati gioiellieri, Gli Elfi utilizzano soprattutto metalli facilmente malleabili, non disponendo di veri fabbri nè di forni per la fusione. Fanno largo uso di gemme e pietre colorate, e dimostrano il loro amore per i colori vivaci anche tingendo i tessuti dei loro capi d'abbigliamento. Le tinture più usate sono il verde chiaro brillante, il celeste, il giallo limone, il blu lavanda e il fucsia o il rosa pallido. Con procedimenti sconosciuti al di fuori di Asur e conservati gelosamente, gli Elfi Asi hanno sviluppato una tecnica per conferire alle stoffe una brillantezza iridata, simile a quella delle ali di farfalla o delle piume di pavone, che gli è invidiata dai sarti di tutto il continente...

domenica 19 maggio 2013

Le profetesse dell'Oracolo di Faiev




Sebbene rimanga sempre anonima, la Pizia dell'Oracolo di Faiev è una delle personalità più importanti e influenti nel reame dei Pirin. In quanto detentrice della Fiamma sacra della Veggenza, i suoi responsi sono tenuti nel massimo conto da ogni abitante di Lothriel. La profetessa, in genere, viene interrogata solo in occasioni particolari, ritenute di grande importanza per la vita del regno. Essa fa parte di una confraternita di vestali e confinata in una sorta di perpetua clausura tra le mura del tempio di Faiev, dove le uniche persone che le sia concesso incontrare sono le sue consorelle, il gran sacerdote di Lothriel e coloro che si presentano al santuario per porre un quesito. La Pizia, allora, risponderà alle domande sempre restando assisa sul proprio trono di pietra, senza mai avere contatto fisico con i postulanti. Le profezie potranno essere rivelate in forma esplicita o sibillina, secondo il volere della Pizia, ma verranno pronunciate una volta soltanto, e starà al richiedente il compito di interpretarle; così come la scelta se dar loro credito o meno. La sacerdotessa non può mentire, ma la versione che darà della verità potrà essere parziale o soggetta a malintesi, perciò, spesso, i suoi vaticini vengono discussi e interpretati dai sacerdoti prima che diventino delle scelte politiche o delle importanti decisioni di stato...
L'abbigliamento della Pizia è simile a quello degli altri sacerdoti e sacerdotesse, con il caratteristico diadema serpentiforme (al quale, nel suo caso, è sospesa una piccola perla che ricade sulla fronte) che cinge un velo bianco. Questo sottile velo, molto lungo, scende lungo tutta la schiena andando poi a formare uno strascico. 



martedì 30 aprile 2013

L'abbigliamento dei Nani



I Nani Gottilsi, che abitano soprattutto le regioni centrali e settentrionali del Gaimat, hanno in genere un abbigliamento ricercato e variopinto, con predilezione per le stoffe pesanti e gli abiti dai diversi strati. Caratteristici i lunghi berretti appuntiti, che ricadono talvolta fino alle spalle. Le maniche sono in genere molto elaborate e ricche di sbuffi, tipiche anche le maniche a strati costituite da più strisce di tessuto accostate, tra le quali spuntato talvolta i colori della camicia sottostante. I Nani amano le stoffe a motivi geometrici, spesso caratterizzate da elementi naturali (flora e fauna) stilizzati. Notevole l'utilizzo della lana, ma anche del cuoio, quest'ultimo usato in diverse fogge per ottenere spalline, gonnellini o fasce decorative, in genere sottoposto a tintura ma talvolta sfruttato nel suo aspetto naturale. I Gottilsi sono tra i popoli che hanno elaborato il maggior numero di tinture, con una gamma di colori che va dalle diverse tonalità di rosso, arancio e viola, al blu e a diversi tipi di verde. Mentre gli Elfi utilizzano maggiormente il verde chiaro e brillante, i Nani prediligono i toni di verde più scuro e spento come il cachi. 


domenica 14 aprile 2013

Diademi simbolici nel regno di Lothriel



Tra i principali simboli di potere che caratterizzano il corredo delle cariche pubbliche a Lothriel, troviamo tre diademi. Si tratta delle corone che indossano, rispettivamente, il re, i giudici e i sacerdoti. Questi gioielli vengono portati soprattutto nelle occasioni pubbliche, affinché sia facile riconoscere a colpo d'occhio gli importanti personaggi che li ostentano sul capo. 
La corona del re, in oro, è a tre punte, e i suoi ornamenti rappresentano dei fiori di loto in diverse fasi della loro crescita (dal seme al fiore sbocciato). Il re la indossa in occasione dell'incoronazione, ad ogni importante assemblea di palazzo, per partecipare a festività ed eventi di rilievo, o per accogliere delegazioni e sovrani stranieri. 
La corona dei giudici è un gioiello dall'aspetto più semplice, chiamato "diadema dell'equilibrio". Si tratta di una striscia d'argento orizzontale, retta da due stanghette e montata su un cerchio dello stesso metallo. Il suo richiamo all'orizzontalità indica l'imparzialità e la ponderatezza del giudice. 
Infine, la corona dei sacerdoti è una sorta di serpente d'oro stilizzato, che solleva il capo nella parte frontale del diadema, formando un'onda che si eleva verso il cielo; per indicare che il pensiero dei sacerdoti è rivolto innanzitutto al volere dei Numi.