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giovedì 26 febbraio 2015

Armature e uniformi dei Nani



La civiltà dei Gottilsi è stata tra le prime a forgiare armature in metallo. Nel corso dei millenni, perciò, i Nani hanno avuto modo di sviluppare e sperimentare i più diversi tipi di corazze, diverse nelle fogge, nei materiali e nell'efficacia sul campo di battaglia. La loro metallurgia, tra le più evolute del continente, ha influenzato anche diversi popoli confinanti, i quali hanno tratto diverse ispirazioni proprio dall'inventiva dei Gottilsi. 
A titolo illustrativo, l'immagine (in apertura) ci mostra tre esempi di armature utilizzate dai Nani nella Settima Era. 
A sinistra, vediamo una guardia reale della città di Melim Hè. Non vi è una vera e propria corazza, bensì una cotta in maglia di ferro (nella cui fabbricazione il reame ha pochi rivali) rivestita da una sopravveste in tessuto detta anche cotta d'arme, un piccolo pettorale protettivo, uno spallaccio munito di lame difensive sulla spalla destra. Il lato sinistro è coperto da un ampio scudo di forma quadrata, con un umbone al centro. 
In centro, ecco un soldato dell'esercito di Mason Gottbin, avvolto da una più robusta armatura composta di corazza, spallacci e fiancali. Lo scudo è più stretto e alto, privo di umbone. A differenza dei soldati di Melim Hè, sicuramente più agili nei movimenti, quelli di Mason Gottbin, armati in modo più pesante, sono abituati a combattere in formazioni serrate.
Nel caso del guerriero di Dratmason, a destra, notiamo l'assenza di fiancali (per favorire il movimento delle gambe), e la presenza di un'egida in scaglie di cuoio a coprire petto e spalle, più leggera di spallacci in acciaio. Questo si deve alla diversa natura delle battaglie combattute a Dratmason: il territorio più vasto e pianeggiante rende necessari spostamenti più rapidi di quanto sia possibile nelle valli e i terreni montuosi di Mason Gottbin. 


mercoledì 12 marzo 2014

Gli eroi del fronte orientale



Ridearus e Ilsiser, i prodi guerrieri della città di Nothron Bin, sono tra gli ultimi rappresentanti di un antico lignaggio di eroi che per millenni hanno garantito la difesa dei confini orientali del continente dalle invasioni barbariche. Ma non è tanto l'eroismo di alcuni individui, quanto piuttosto la coesione e l'affiatamento dei loro eserciti, che hanno reso davvero possibile la resistenza. Le armate di Nothron Bin hanno saputo adattarsi, attraverso i secoli, al combattimento contro le orde dei barbari, sviluppando tecniche, armi e strategie sempre più raffinate per contrastare questo tipo di minaccia. I barbari sono guerrieri molto rapidi e furiosi, devastanti nel brandire le loro armi rudimentali, e capaci di addestrare fiere selvagge al combattimento (lupi, grossi bovini...). Tuttavia, essi non combattono in formazioni ordinate, e tendono ad attaccare in piccoli gruppi sparsi. Le truppe di fanteria di Nothron Bin, al contrario, si schierano in lineari falangi armate di lunghe sarisse, opponendo così un muro irto di lance agli assalitori. I soldati sono corazzati in modo piuttosto leggero (cuoio e scaglie di bronzo) per poter mantenere una certa agilità che faciliti gli spostamenti: questo permette loro, da un lato, di sostenere lunghe marce nelle terre selvagge e, dall'altro, di far fronte ai continui cambi di direzione dei barbari sul campo di battaglia. La cavalleria, composta in genere da alleati provenienti dal nord, anch'essa armata in modo leggero per mantenersi veloce e precisa, entra in gioco prima delle falangi per spezzare gli eserciti nemici prima dello scontro definitivo e cercare di colpire i grossi animali (come tori e bisonti) prima che questi si infrangano contro la fanteria rischiando di portare lo scompiglio nelle falangi.


lunedì 9 settembre 2013

L'armatura dei guerrieri di Evnagume



Anticamente, la valle di Onesi disponeva di eccellenti fabbri e costruttori di armature. Le armature dei guerrieri di Evnagume si distinguevano da quelle dei popoli confinanti in quanto decisamente più articolate e complesse. Sebbene molto costose, esse offrivano ai soldati della valle un'ottima protezione pur restando relativamente leggere, e permettevano una buona agilità nei movimenti: erano, infatti, costituite in prevalenza da scaglie bronzee connesse tra loro e parti di corazza in cuoio. Anche i lunghi mantelli erano internamente rivestiti di piccole scaglie di cuoio, che fornivano un'ulteriore protezione. La pazienza che contraddistingueva gli artigiani di Onesi divenne proverbiale...
Per quanto riguarda lo stile, esso sembra avvicinarsi più a quello dei Nani che a quello degli Uomini dell'Est: questo potrebbe far supporre un'influenza culturale e commerciale dei Nani in epoche lontane, anche se non vi sono notizie di loro insediamenti nella regione. 


venerdì 2 agosto 2013

Shalwid Ektaban in mano ai Barbari



Il nome Shalwid Ektaban significa letteralmente "Assembramento delle Lame". La sua struttura e la sua posizione geografica, infatti, l'hanno da sempre resa un ottimo avamposto in cui radunare eserciti prima di sferrare attacchi militari o dove stanziare truppe per sorvegliare i confini. Prima di finire nelle mani dei barbari, essa apparteneva ai Duharion, responsabili della sua edificazione e della progressiva espansione delle sue cinte murarie, sebbene per alcuni periodi sia stata conquistata anche dai Fhegòlnori che vi eressero le caratteristiche torri "spinose". Una delle peculiarità architettoniche più rilevanti della fortezza sono infatti le sue torri, dalle guglie ricoperte di tegole munite di grandi "aculei" metallici; che secondo alcuni sarebbero le vere responsabili del nome della città. Simili lame si trovano anche su alcuni tetti di edifici del borgo, e in particolare sul mastio situato sull'acropoli. Questo accorgimento doveva servire a difendere la fortezza dagli attacchi aerei, per esempio da parte di draghi o di altri animali alati, che in tal modo non avrebbero potuto posarsi sulle torri.
La città è costruita su un colle dal rilievo poco pronunciato, ed è circondata da promontori più alti che costituiscono quasi un prolungamento naturale delle sue mura e uno sbarramento tra i territori pianeggianti a est e a ovest della roccaforte. Dalle torri e dalle mura cittadine è possibile spaziare con lo sguardo su vaste steppe e nebbiose foreste di conifere.
A determinare la caduta di Shalwid Ektaban in mano ai barbari è stata soprattutto la sua distanza dalle altre grandi città di confine. Quella posizione che, un tempo, l'aveva resa un avamposto strategico affacciato sui territori selvaggi, a lungo andare si è trasformata in una trappola: troppo discosta dalle principali vie di transito del continente, la fortezza è diventata via via sempre più difficile da raggiungere per le carovane mercantili (spesso vittima di assalti e brigantaggio) e si è trovata perciò isolata. Un isolamento che l'ha progressivamente indebolita, lasciandola alla mercè delle continue incursioni armate delle bellicose tribù orientali.

Della città di Shalwid Ektaban si narra da pag. 335 a pag. 349 del romanzo "Le memorie di Helewen".



lunedì 27 maggio 2013

Un nuovo sfondo per il vostro desktop!



Cari lettori, per voi un nuovo bellissimo wallpaper gratuito ispirato a "Le memorie di Helewen", per portare un po' di magia e fantasia sullo sfondo del vostro computer!
Questa volta, il ritratto di un soldato della guardia reale di Lothriel nella sua sfavillante armatura dorata.


giovedì 4 aprile 2013

La battaglia delle piume





"Quando tutto questo fu fatto, secondo le prescrizioni del mago, i difensori asserragliati nel castello del barone prudente videro effettivamente, dalle decine e decine di piume cadute sul campo degli assedianti, sorgere e animarsi un piccolo esercito di Folletti che portò lo scompiglio nelle truppe avversarie".

Vi sono poche notizie certe sull'epoca in cui si svolse la battaglia tra il barone prudente e il barone iracondo di Folklord, ma la maggior parte delle antiche cronache concorda sul periodo tra la fine della Seconda l'inizio della Terza Era. In un manoscritto, si è trovato un elenco dei contingenti, anche se non vi è modo di sapere se si tratti di dati attendibili. Secondo l'antico cronista, il barone iracondo avrebbe schierato non meno di trentacinquemila uomini, radunati da diversi castelli della regione, mentre i difensori del maniero del barone prudente non avrebbero raggiunto i diciottomila armati.  Impossibile determinare con precisione quanti fossero gli Ustuymiri che presero parte alla battaglia. L'inferiorità numerica delle truppe del barone prudente era comunque bilanciata dalla posizione strategica del castello, che come tutte le temute roccaforti del Folklord, era edificato su un'altura scoscesa; il che avrebbe obbligato qualunque esercito assediante a far procedere le proprie schiere in file larghe di poche decine di uomini. Come sappiamo, tuttavia, i momenti finali della battaglia si giocarono a fondovalle, nei pressi dell'accampamento nemico. Fu lì che si produsse il prodigio che consegnò la memoria di questa battaglia ai posteri...

Il racconto della battaglia delle piume si trova da pag. 126 a pag. 128 del romanzo "Le memorie di Helewen".



martedì 4 dicembre 2012

Messer Seldaquetel, il cavaliere del nord



Anche lo scudiero, che si chiamava Brotharbui, aveva partecipato allo scontro, e aveva visto con i suoi occhi Seldaquetel battersi con memorabile prodezza, ed essere infine disarcionato da una freccia nemica.

Messer Seldaquetel è un personaggio marginale ne "Le memorie di Helewen", di cui abbiamo poco più che uno sbiadito riflesso tra le pagine del diario di Rirhos. Ciononostante, la sua figura ci permette di fare alcune importanti considerazioni. In primo luogo, su come il popolo dei Fhegòlnori si sia battuto attivamente e con coraggio per la difesa dei confini orientali del Gaimat. Profondamente diversi dai cavalieri occidentali sia per il loro aspetto e armamento che per le tecniche di combattimento, i Fhegòlnori sono guerrieri meno eleganti e organizzati ma sicuramente eccellenti nell'ingaggiare aspri corpo a corpo. 
Essi non usano indossare splendenti armature levigate, né portano uniformi che permettano di distinguerli come membri di un reggimento. Il loro abbigliamento è molto eterogeneo, e si compone di stoffe diverse (anche molto pregiate) dagli elaborati ricami ornamentali, spesso bordate di pelliccia, per tenere al caldo questi uomini abituati a cavalcare nella tundra innevata; e pesanti mantelli tenuti insieme da fibbie in metallo decorato, in genere rame, ottone o bronzo, più raramente oro, talvolta incastonati di gemme preziose. 

A differenza dei soldati Arion e Duharion, i cui scudi sono generalmente oblunghi a forma di goccia, e riportano i blasoni di regni e città stato, i Fhegòlnori utilizzano più spesso scudi rotondi, in metallo, con scene e simboli in rilievo, spesso legati a stemmi di famiglia. Infatti, i cavalieri del Fhegòlnor combattono raramente in nome di una nazione, ma più spesso per sè stessi, cercando di costruirsi una fama gloriosa con imprese eroiche. Anche il loro armamento rispecchia quest'attitudine: esso non è fornito da arsenali dello stato, come avviene ad esempio a Sandovelia, bensì è affidato alla scelta dei singoli, e può quindi variare sensibilmente da cavaliere a cavaliere.
Le armi generalmente più amate dai Fhegòlnori sono l'ascia, la daga, l'arco o la lancia, e per realizzarle possono contare su ottimi fabbri, che tuttavia utilizzano poco il robusto acciaio, ancora poco diffuso nelle regioni settentrionali del Gaimat.

Del cavaliere Seldaquetel si racconta da pag. 320 a pag. 352 del romanzo "Le memorie di Helewen".




lunedì 26 novembre 2012

La battaglia dei due borghi




Vi erano due villaggi fortificati arroccati alle pendici dei monti, uno a Oriente e l’altro ad Occidente. Vidi che poco più in là, in centro al prato, infuriava una battaglia, e gli eserciti recavano i vessilli dei due villaggi...

La scena di battaglia, in apertura, ci mostra uno spaccato del cruento scontro al quale assistette Filo Cobalto poco dopo aver oltrepassato la soglia della misteriosa valle in cui si avventurò. Il castello orientale e quello occidentale dovevano essere delle fortezze relativamente popolose, per dispiegare in campo qualche centinaia (o forse poche migliaia) di armati. Si tratta di eserciti molto piccoli paragonandoli alle sterminate legioni di cui possono disporre città del calibro di Sandovelia, Noghard o NothronBin, ma, ciononostante, ben armati e addestrati, come se ne trovano molti, nel Gaimat, a scendere in campo per dirimere le controversie tra i Signori di feudi confinanti. Sono truppe in cui conta ancora molto il prestigio e la prodezza individuale, in cui i paladini vengono annunciati da araldi, e in cui gli armamenti sono realizzati, perlopiù, in base al gusto dei singoli cavalieri. Sarà possibile, perciò, riconoscervi una grande varietà di forme e stili, sia nelle armi che in elmi, scudi e corazze, così come nelle bardature e gualdrappe dei cavalli. I vessilli magenta e quelli arancio sono, perciò, uno dei pochi chiari segni d'appartenenza alle schiere, rispettivamente, di Gànarylis il Superbo e Yuyedo l'Onesto. 

La scena di battaglia si trova a pag. 172 del romanzo "Le memorie di Helewen".