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lunedì 27 novembre 2017

Guerrieri del Nord



In questa illustrazione inedita possiamo apprezzare alcune caratteristiche dell'armamento dei Fhegòlnori, e più in particolare dei guerrieri di Dratmason (il primo e il secondo da sinistra) e di Daewektelshagg (il terzo). I primi quasi sempre mascherati dalle elaborate celate metalliche degli elmi, molto abili a forgiare il metallo in forme che alludano a volti grotteschi e minacciosi, spesso arricchiti da elementi faunistici; i secondi particolarmente devoti al simbolo del cervo dalle imponenti corna, e amanti dei motivi geometrici dalle tinte vivaci. 


martedì 31 ottobre 2017

Civiltà e barbarie



Uno schizzo inedito che mostra lo scontro tra la falange dei Pirin e l'orda dei barbari nelle terre del nord, descritta ne "Le Gesta di Nhalbar", terzo volume della saga. 

domenica 22 gennaio 2017

Il boia del Castello di Cipressi



In base alla descrizione fornita da Hairam, il boia del Castello di Cipressi sembrerebbe tradire una provenienza dai regni desertici del sud. L'arco in corna di gazzella, ad esempio, è utilizzato soprattutto dalle Amazzoni e dagli Uomini del Sud, così come il tipo di abbigliamento potrebbe richiamare le tradizioni di quelle popolazioni o, al massimo, degli Uomini di Noghard. È possibile dunque che il boia fosse uno schiavo forestiero, ma non è da escludere che la sua livrea fosse imposta dalle Signore del Castello. che potrebbero averla ereditata da parenti lontani o acquistata da mercanti stranieri. È nota, infatti, la predilezione che gli abitanti di Bin Pantidari dimostrano nei confronti di tutto ciò che è esotico e appariscente, il che potrebbe estendersi all'abbigliamento della servitù. 
Un discorso a parte lo merita, invece, la punta di freccia destinata all'esecuzione. La raffinatezza della sua lavorazione e l'aspetto argenteo potrebbero indicare il vicino regno montano di On-Ifar come luogo di forgiatura. 

lunedì 26 dicembre 2016

Le battaglie tra gli Gnomi




"E più la creatura volante si abbassava, Hairam cominciava a scorgere il brulicare degli Gnomi" (da "Hairam Regina").

Gli scontri tra le tribù degli Edimukku - gli Gnomi del deserto roccioso - ci vengono descritti come frequenti e cruenti, rapidi e almeno apparentemente disordinati. Le armi in rame forgiate dal piccolo popolo potrebbero sembrare rudimentali: in realtà, ad un'analisi più attenta, si scoprirà che malgrado l'utilizzo di materiali "poveri", i fabbri Edimuuku dedicano grande cura alla forgiatura di lame e scudi dalle elaborate decorazioni, testimonianza di una cultura iconografica alquanto evoluta. Anche al di là delle valenze estetiche, le forme complesse e irregolari delle punte di lancia permettono una grande versatilità di utilizzo rispetto alle tradizionali aste a punta di goccia. 

mercoledì 21 dicembre 2016

I paramenti cavallereschi dell'imperatore Tharaus



"Raggiunsi l’Occhio del Re quando Tharaus si apprestava ormai a lasciarlo, montando su un destriero bianco dalle gualdrappe e bardature talmente fastose da risultare quasi più impacciato del suo cavaliere nei movimenti!" (da "Hairam Regina").

giovedì 1 ottobre 2015

Elmi



Esistono numerose tipologie di elmi tra gli eserciti del continente di Gaimat, diversi sia per lo stile che per i materiali utilizzati. 
I più  preziosi e raffinati dal punto di vista estetico, sono sicuramente quelli realizzati a Lothriel e On-Ifar: i primi completamente d'oro e decorati con lunghe penne di cigno o fagiano e creste di crini equini, i secondi rivestiti d'argento lucido e arricchiti da svolazzi di seta. Vere e proprie opere d'arte, prima ancora che oggetti bellici. 
Strutture e decorazioni complesse, sebbene realizzate con materiali meno pregiati, si ritrovano anche presso i Pegmenjabaroi, che realizzano caschi leggeri in cuoio ma usano abbellirli con alcuni dettagli dorati (nell'illustrazione, in basso a sinistra, riportiamo un elmo della città di Adesi Nothar), o i Fhegòlnori, che fanno largo uso di scaglie di cuoio, corna e decorazioni in rame, ottone o bronzo (in basso a destra, l'elmo di un guerriero di Hèol, all'estremo nord del continente).
A Noghard gli elmi sono generalmente forgiati in rame o bronzo, risultando perciò meno solidi di quelli in dotazione agli eserciti di Duhjum o Sandovelia, in ferro o acciaio. Tra i più efficaci dal punto di vista difensivo troviamo gli elmi indossati dai baroni di Folklord (nell'immagine, all'estrema destra, un elmo forgiato a Veliaklord Heleron), in robusto acciaio, munito di una fessura a forma di "T" per la vista e la respirazione.
Del tutto singolari gli elmi realizzati in legno nell'Impero di Hagardtyh, di forma cilindrica e altezza fino a tre volte quella effettiva del capo. La vista e la respirazione sono permesse da una serie di fori e fessure che percorrono il cilindro su tutta l'altezza, anche a scopo decorativo.

venerdì 13 marzo 2015

L'abbigliamento delle Amazzoni



Le Welahirin del deserto meridionale hanno un abbigliamento piuttosto uniforme e codificato in base alle tradizioni della gerarchia militare. Questo permette alle diverse tribù nomadi di Amazzoni di riconoscere immediatamente l'appartenenza di una guerriera e il suo grado. La tintura in assoluto più utilizzata per i mantelli nei territori di Faieron e Halriel è il rosso cremisi, mentre le regine si distinguono dalle loro compagne indossando il verde. Sull'isola di Borhèa sono diffuse invece stoffe blu scuro, viola e rosa pallido. 
Dagli abiti neri si riconoscono, infine, le giovani Amazzoni che non abbiano ancora ricevuto l'iniziazione del deserto per diventare guerriere a tutti gli effetti.
L'unico tipo di armatura utilizzato dalle guerriere Welahirin è un caratteristico corpetto di cuoio, talvolta rinforzato con sottili placche di ferro, spesso riccamente decorato da inserti dorati (o argentati presso le Amazzoni di Borhèa). Dai simboli sul corpetto è possibile identificare la tribù di appartenenza di una guerriera. 
Sotto il corpetto, quasi tutte le Welahirin indossano leggere camicie di lino o seta bianca dalle maniche ampie e ariose, strette con dei lacci sopra i polsi per non impedire i movimenti durante il combattimento. Della stessa foggia i pantaloni, anch'essi allacciati sopra le caviglie per non impigliarsi durante la corsa o la cavalcata.


giovedì 26 febbraio 2015

Armature e uniformi dei Nani



La civiltà dei Gottilsi è stata tra le prime a forgiare armature in metallo. Nel corso dei millenni, perciò, i Nani hanno avuto modo di sviluppare e sperimentare i più diversi tipi di corazze, diverse nelle fogge, nei materiali e nell'efficacia sul campo di battaglia. La loro metallurgia, tra le più evolute del continente, ha influenzato anche diversi popoli confinanti, i quali hanno tratto diverse ispirazioni proprio dall'inventiva dei Gottilsi. 
A titolo illustrativo, l'immagine (in apertura) ci mostra tre esempi di armature utilizzate dai Nani nella Settima Era. 
A sinistra, vediamo una guardia reale della città di Melim Hè. Non vi è una vera e propria corazza, bensì una cotta in maglia di ferro (nella cui fabbricazione il reame ha pochi rivali) rivestita da una sopravveste in tessuto detta anche cotta d'arme, un piccolo pettorale protettivo, uno spallaccio munito di lame difensive sulla spalla destra. Il lato sinistro è coperto da un ampio scudo di forma quadrata, con un umbone al centro. 
In centro, ecco un soldato dell'esercito di Mason Gottbin, avvolto da una più robusta armatura composta di corazza, spallacci e fiancali. Lo scudo è più stretto e alto, privo di umbone. A differenza dei soldati di Melim Hè, sicuramente più agili nei movimenti, quelli di Mason Gottbin, armati in modo più pesante, sono abituati a combattere in formazioni serrate.
Nel caso del guerriero di Dratmason, a destra, notiamo l'assenza di fiancali (per favorire il movimento delle gambe), e la presenza di un'egida in scaglie di cuoio a coprire petto e spalle, più leggera di spallacci in acciaio. Questo si deve alla diversa natura delle battaglie combattute a Dratmason: il territorio più vasto e pianeggiante rende necessari spostamenti più rapidi di quanto sia possibile nelle valli e i terreni montuosi di Mason Gottbin. 


mercoledì 7 gennaio 2015

Spade



Esistono numerose tipologie stilistiche e costruttive nella fabbricazione delle spade presso le diverse culture di Gaimat. A titolo illustrativo, abbiamo qui raccolto una gamma di undici armi provenienti da altrettante città del continente.

Da sinistra a destra:
  • Le spade forgiate a Lothriel sono tra le più precise e affilate. Si tratta generalmente di lunghe scimitarre o falcioni dalle linee eleganti, il più delle volte a tagliente singolo, rivestite interamente d'oro giallo e oro bianco. Sono impreziosite da decorazioni stilizzate d'ispirazione floreale.
  • Nella valle di Pegmenjaba sono diffuse spade leggere a forma di falcetto, con impugnatura in radica, guardia dorata e lama a doppio filo in acciaio o (per le armi più pregiate) in giada.
  • I Giganti Sandarion non dispongono di spade vere e proprie, ma alcune delle loro armi ne ricordano la tipologia nella forma e l'utilizzo, come quest'arma fabbricata da un guerriero di Tinevan. In questo caso, si tratta di elementi in osso  affilato, incastonati in una struttura di legno, con manica rivestita di strisce di cuoio colorato. In alternativa all'osso, è molto diffuso presso i Sandarion l'utilizzo dell'ossidiana.
  • I popoli del deserto del Sud (come le Amazzoni e i Noghardroi) si sono specializzati nella forgiatura di sciabole, molto maneggevoli per la cavalleria. Le lame, la cui forma richiama il crescente lunare, sono quasi sempre in ferro ma non mancano quelle in bronzo.
  • Sebbene possa apparire paradossale, uno dei materiali più pregiati nell'impero sotterraneo di Hagardtyh è il legno, vista la sua rarità. Mentre metalli preziosi e gemme vi si trovano in abbondanza, il legno è tenuto in massimo conto e pagato a caro prezzo. Tratto da alcune delle rare specie arboree in grado di crescere nell'oscurità delle grotte, o dalle radici delle foreste superficiali che si propagano nel sottosuolo, o ancora dai tronchi che vi finiscono portati dalle piogge. Per questo motivo, molte armi, ad Hagardtyh, sono realizzate proprio in legno. Le spade, come quella dell'immagine, hanno l'aspetto di remi intagliati. Robuste e pesanti, non sono concepite tanto per tagliare quanto per colpire e spezzare. 
  • Gli Gnomi Edimukku ritengono la metallurgia una pratica quasi sacra. I loro manufatti di rame sono oggetti unici e irripetibili, tanto che nei loro territori risulta praticamente impossibile trovare due spade identiche. Le loro fonti d'ispirazione per le lame sono, il più delle volte, le fiamme, le ali dei pipistrelli, gli alberi secchi. Un'altra abitudine degli Gnomi è quella di rivestire i manici in pelliccia. Le spade degli Edimukku sono piuttosto minute, più vicine a dei pugnali che a delle vere e proprie spade, in proporzione alle dimensioni dei piccoli guerrieri dalle orecchie a punta...
  • I fabbri di On-Ifar sono specializzati nella forgiatura di grandi flamberghe a due mani e spade da lato; dalla guardia molto raffinata ed elaborata (spesso decorata con sculture di fagiani, gatti o grifoni d'argento). Il peso e le dimensioni di queste armi condiziona anche lo stile di combattimento, piuttosto lento e solenne, dei guerrieri Onifaroi. 
  • Le spade dei Fhegòlnori (come questo gladio, proveniente dalla città di Dratmason) hanno forme, colori e materiali piuttosto variabili. I manici sono realizzati, generalmente, in legni pregiati, ma la vera abilità degli Uomini del Nord risiede sicuramente nell'intarsio delle lame con motivi ornamentali. Anche i pomoli sono generalmente modellati con particolari fogge naturalistiche, vegetali (pigne, ghiande, carciofi, bacche...) o animali della taiga. 
  • Le spade degli Uomini dell'Ovest (come quella nell'immagine, appartenente ad un soldato sandoveliano) sono dritte e affusolate, realizzate in ferro o acciaio e quasi sempre con elsa cruciforme. Le lame, a doppio filo, sono solo raramente decorate con incisioni, mentre è possibile che il metallo venga tinto con i colori del regno d'appartenenza. Un maggiore estro creativo viene consacrato alle decorazioni dell'elsa. Nelle spade dei nobili patrizi è possibile trovare else particolarmente preziose realizzate da gioiellieri, con bassorilievi in oro o argento e incastonatura di gemme. 
  • I Duharion sono una civiltà molto estesa e perciò piuttosto diversificata negli usi e costumi, che possono variare anche sensibilmente da città a città. Le spade forgiate nelle terre centrali continente (Duhjum, Folklord...) sono accomunate da una grande sobrietà e pragmatismo, che rispecchia appieno la natura di questi popoli. La qualità è sicuramente sacrificata in favore della quantità: le armerie di questi regni sono infatti le più produttive. I fabbri optano per materiali poco pregiati e limitano al minimo le decorazioni. Una maggiore raffinatezza si può riscontrare spostandosi verso oriente dove, le grandi città di frontiera, tendono a impreziosire i loro armamenti per accentuare la loro superiorità sui Barbari delle terre selvagge.
  • I Nani Gottilsi sono fabbri eccezionali, abilissimi nella lavorazione di ogni metallo e nella formazione di particolari leghe. Le loro armi sono ritenute tra le più robuste e meglio assemblate, essendo perciò anche tra le più durature. Le tipologie di spada sono piuttosto variabili, ma la più diffusa è sicuramente la daga, dalla lama corta e larga, a doppio filo. Mentre i Nani di Mason Gottbin tendono a produrre armi più geometriche e lineari (come la daga nell'immagine), quelli di Melim Hè preferiscono linee più curve. La daga delle guardie cittadine di Melim Hè si può considerare, infatti, un incrocio tra il gladio e la sciabola. 


giovedì 25 dicembre 2014

Le guerre dei Folletti



Negli annali di Gaimat vengono ricordate diverse Ymirihagardi (o Guerre dei Folletti), ma ve ne furono molte di cui si è persa ogni memoria storica. Spesso, infatti, gli scontri di questi piccoli popoli della natura avvengono lontano dalle contrade civilizzate, nelle grandi foreste vergini e le lande selvagge...

I popoli di Folletti del continente sono quanto mai eterogenei, sia per aspetto che per popolazione e costumi. Alcuni dei loro regni contano migliaia di individui, altri non sono che piccole tribù, ma nell'uno come nell'altro caso è possibile che la loro presenza passi inosservata da parte delle civiltà confinanti. I Folletti sono esseri decisamente schivi, che tendono a mimetizzarsi con gli elementi del paesaggio che li hanno generati. 

Anche la grande guerra che per molti anni divise gli Ustuymiri (Folletti delle Piume) e i Banoymiri (Folletti delle Foglie) che si svolse ai piedi e alle pendici del monte Kautaymiri detto anche la Montagna Nera, è un evento tramandato soltanto dalla memoria di pochi sapienti, proprio perché si svolse a grande distanza dalle città dei mortali e non li coinvolsero salvo rare eccezioni. 

Gli scontri tra i Folletti si svolgono su campi di battaglia molto variegati, dato che questi esseri sono in grado sia di volare che di arrampicarsi facilmente su diverse superfici. Inoltre, alcuni di loro hanno sviluppato una forma di simbiosi con altri esseri viventi, che utilizzano anche in battaglia come cavalcature o animali da traino per i piccoli carri da guerra. 

Trattandosi di creature magiche, i Folletti risentono molto anche della presenza di particolari elementi del paesaggio che siano rivestiti della  fur (magia), come possono esserlo le grandi pietre sacre dei templi druidici, le fonti sacre o alcuni alberi secolari. Questi luoghi diventeranno allora dei tabù o, al contrario, saranno eletti a rifugio sicuro da alcune stirpi di Folletti rispetto ad altre che invece se ne terranno lontane. 

Le armi forgiate e utilizzate dai Folletti sono di vario tipo e composte di una grande quantità di materiali a seconda della stirpe di Folletti che le ha fabbricate. Tutti i Folletti hanno una grande inventiva nella scelta dei materiali e un innato amore per l'artigianato, sebbene si tratti di un artigianato profondamente diverso da quello delle razze mortali. Si ritiene, infatti, che i Folletti siano in grado di plasmare la materia senza utilizzare strumenti. Alcuni sostengono che la lavorino attraverso il suono della loro voce, altri che la sfiorino con particolari movenze delle mani in grado di imprimere nuove forme agli oggetti, ma si tratta appunto soltanto di supposizioni che nessuno è stato in grado di verificare...



domenica 30 novembre 2014

Giostre e cavalieri



Il continente di Gaimat vanta una grande tradizione cavalleresca, tanto che presso diversi popoli la figura del cavaliere ricopre un ruolo centrale nella società e un forte peso politico. Le civiltà che più di tutte hanno sviluppato una sorta di idolatria per i loro cavalieri sono quelle degli Arion (Uomini dell'Ovest) e degli Onifaroi. Anche i Pirin, i Duharion (Uomini dell'Est) e i Fhegòlnori (Uomini del Nord) vantano eccellenti cavalieri, ma questi si cimentano più di rado nei tornei e più in generale in attività circensi per il diletto delle folle. 
I più grandi e importanti tornei si tengono, invece, presso le corti di On-Ifar, Nhirwònd e Mastrithal. Quello di On-Ifar, tra tutti il più prestigioso, è chiamato la Giostra dei Grifoni e ha luogo nell'incantevole scenario di Città della Cascata. Il vincitore di tale giostra, in genere, ottiene in seguito titoli nobiliari, feudi e riconoscimenti di grande rilevanza, come anche gradi militari molto elevati. 
A Nhirwònd ha lugo il Torneo del Cane Bianco, i cui premi sono i più ricchi dal punto di vista economico, mentre ai vincitori della Antica Grande Giostra Reale di Mastrithal spettano quasi sempre ruoli di alti dignitari presso la corte imperiale a Sandovelia. Sempre a Sandovelia ha luogo un altro importante torneo che, tuttavia, è ritenuto meno elitario in quanto aperto alle più diverse discipline marziali e non soltanto alle prodezze cavalleresche...


martedì 30 settembre 2014

Archi e arcieri




Le diverse civiltà del Gaimat hanno sviluppato varie tipologie di archi, spesso associate ad una particolare modalità di utilizzo. I Pirin sono il popolo che più ha perfezionato la tecnica costruttiva, ottenendo armi molto precise anche a grande distanza. Gli archi di Lothriel sono tuttavia rari e pregiati: spesso rivestiti in avorio, madreperla, o metalli preziosi, con frecce dalle punte in quarzo bianco o placcate d'oro (talvolta investite di poteri magici al momento della loro forgiatura). Se ne vedono raramente sui campi di battaglia del continente e quelli che vengono venduti dai mercanti sono talmente costosi che chi li acquista, in genere, preferisce esporli come oggetti ornamentali nella propria magione. Anche a Lothriel queste armi sono perlopiù usate a scopo cerimoniale. 
Il popolo dei Duharion ha sviluppato invece un'eccellente industria di archi da guerra per fanteria, di fattura resistente e ottima flessibilità (notevole, in particolare, l'industria della città di Duhjum). Sono archi lunghi a curvatura unica, solitamente in legno di tasso, dalla gittata molto estesa. Superano, in questo, gli archi (più corti) usati dai Sandarion, e sono perciò superiori a questi ultimi sul piano bellico. 
Archi meno potenti ma utilizzati con incomparabile maestria hanno valso molte vittorie anche alle Welahirin (Amazzoni) del deserto. Si tratta, in questo caso, di archi ricurvi e compositi, più leggeri e di dimensioni più piccole, che possono essere maneggiati con agilità anche a cavallo.


lunedì 21 luglio 2014

L'armatura magica Kembortehes




"L’altro lo pregò di rialzarsi, e gli mostrò la pregiata fattura dell’armatura, costituita da un elmo con visiera, degli spallacci, uno scudo e una spada; tutti del colore dell’ottone...".

La storia dell'armatura magica Kembortehes (Colei che rivela) è narrata da pag. 385 a pag. 389 del romanzo "Le memorie di Helewen".



mercoledì 12 marzo 2014

Gli eroi del fronte orientale



Ridearus e Ilsiser, i prodi guerrieri della città di Nothron Bin, sono tra gli ultimi rappresentanti di un antico lignaggio di eroi che per millenni hanno garantito la difesa dei confini orientali del continente dalle invasioni barbariche. Ma non è tanto l'eroismo di alcuni individui, quanto piuttosto la coesione e l'affiatamento dei loro eserciti, che hanno reso davvero possibile la resistenza. Le armate di Nothron Bin hanno saputo adattarsi, attraverso i secoli, al combattimento contro le orde dei barbari, sviluppando tecniche, armi e strategie sempre più raffinate per contrastare questo tipo di minaccia. I barbari sono guerrieri molto rapidi e furiosi, devastanti nel brandire le loro armi rudimentali, e capaci di addestrare fiere selvagge al combattimento (lupi, grossi bovini...). Tuttavia, essi non combattono in formazioni ordinate, e tendono ad attaccare in piccoli gruppi sparsi. Le truppe di fanteria di Nothron Bin, al contrario, si schierano in lineari falangi armate di lunghe sarisse, opponendo così un muro irto di lance agli assalitori. I soldati sono corazzati in modo piuttosto leggero (cuoio e scaglie di bronzo) per poter mantenere una certa agilità che faciliti gli spostamenti: questo permette loro, da un lato, di sostenere lunghe marce nelle terre selvagge e, dall'altro, di far fronte ai continui cambi di direzione dei barbari sul campo di battaglia. La cavalleria, composta in genere da alleati provenienti dal nord, anch'essa armata in modo leggero per mantenersi veloce e precisa, entra in gioco prima delle falangi per spezzare gli eserciti nemici prima dello scontro definitivo e cercare di colpire i grossi animali (come tori e bisonti) prima che questi si infrangano contro la fanteria rischiando di portare lo scompiglio nelle falangi.


lunedì 9 settembre 2013

L'armatura dei guerrieri di Evnagume



Anticamente, la valle di Onesi disponeva di eccellenti fabbri e costruttori di armature. Le armature dei guerrieri di Evnagume si distinguevano da quelle dei popoli confinanti in quanto decisamente più articolate e complesse. Sebbene molto costose, esse offrivano ai soldati della valle un'ottima protezione pur restando relativamente leggere, e permettevano una buona agilità nei movimenti: erano, infatti, costituite in prevalenza da scaglie bronzee connesse tra loro e parti di corazza in cuoio. Anche i lunghi mantelli erano internamente rivestiti di piccole scaglie di cuoio, che fornivano un'ulteriore protezione. La pazienza che contraddistingueva gli artigiani di Onesi divenne proverbiale...
Per quanto riguarda lo stile, esso sembra avvicinarsi più a quello dei Nani che a quello degli Uomini dell'Est: questo potrebbe far supporre un'influenza culturale e commerciale dei Nani in epoche lontane, anche se non vi sono notizie di loro insediamenti nella regione. 


lunedì 27 maggio 2013

Un nuovo sfondo per il vostro desktop!



Cari lettori, per voi un nuovo bellissimo wallpaper gratuito ispirato a "Le memorie di Helewen", per portare un po' di magia e fantasia sullo sfondo del vostro computer!
Questa volta, il ritratto di un soldato della guardia reale di Lothriel nella sua sfavillante armatura dorata.


martedì 4 dicembre 2012

Messer Seldaquetel, il cavaliere del nord



Anche lo scudiero, che si chiamava Brotharbui, aveva partecipato allo scontro, e aveva visto con i suoi occhi Seldaquetel battersi con memorabile prodezza, ed essere infine disarcionato da una freccia nemica.

Messer Seldaquetel è un personaggio marginale ne "Le memorie di Helewen", di cui abbiamo poco più che uno sbiadito riflesso tra le pagine del diario di Rirhos. Ciononostante, la sua figura ci permette di fare alcune importanti considerazioni. In primo luogo, su come il popolo dei Fhegòlnori si sia battuto attivamente e con coraggio per la difesa dei confini orientali del Gaimat. Profondamente diversi dai cavalieri occidentali sia per il loro aspetto e armamento che per le tecniche di combattimento, i Fhegòlnori sono guerrieri meno eleganti e organizzati ma sicuramente eccellenti nell'ingaggiare aspri corpo a corpo. 
Essi non usano indossare splendenti armature levigate, né portano uniformi che permettano di distinguerli come membri di un reggimento. Il loro abbigliamento è molto eterogeneo, e si compone di stoffe diverse (anche molto pregiate) dagli elaborati ricami ornamentali, spesso bordate di pelliccia, per tenere al caldo questi uomini abituati a cavalcare nella tundra innevata; e pesanti mantelli tenuti insieme da fibbie in metallo decorato, in genere rame, ottone o bronzo, più raramente oro, talvolta incastonati di gemme preziose. 

A differenza dei soldati Arion e Duharion, i cui scudi sono generalmente oblunghi a forma di goccia, e riportano i blasoni di regni e città stato, i Fhegòlnori utilizzano più spesso scudi rotondi, in metallo, con scene e simboli in rilievo, spesso legati a stemmi di famiglia. Infatti, i cavalieri del Fhegòlnor combattono raramente in nome di una nazione, ma più spesso per sè stessi, cercando di costruirsi una fama gloriosa con imprese eroiche. Anche il loro armamento rispecchia quest'attitudine: esso non è fornito da arsenali dello stato, come avviene ad esempio a Sandovelia, bensì è affidato alla scelta dei singoli, e può quindi variare sensibilmente da cavaliere a cavaliere.
Le armi generalmente più amate dai Fhegòlnori sono l'ascia, la daga, l'arco o la lancia, e per realizzarle possono contare su ottimi fabbri, che tuttavia utilizzano poco il robusto acciaio, ancora poco diffuso nelle regioni settentrionali del Gaimat.

Del cavaliere Seldaquetel si racconta da pag. 320 a pag. 352 del romanzo "Le memorie di Helewen".




lunedì 26 novembre 2012

La battaglia dei due borghi




Vi erano due villaggi fortificati arroccati alle pendici dei monti, uno a Oriente e l’altro ad Occidente. Vidi che poco più in là, in centro al prato, infuriava una battaglia, e gli eserciti recavano i vessilli dei due villaggi...

La scena di battaglia, in apertura, ci mostra uno spaccato del cruento scontro al quale assistette Filo Cobalto poco dopo aver oltrepassato la soglia della misteriosa valle in cui si avventurò. Il castello orientale e quello occidentale dovevano essere delle fortezze relativamente popolose, per dispiegare in campo qualche centinaia (o forse poche migliaia) di armati. Si tratta di eserciti molto piccoli paragonandoli alle sterminate legioni di cui possono disporre città del calibro di Sandovelia, Noghard o NothronBin, ma, ciononostante, ben armati e addestrati, come se ne trovano molti, nel Gaimat, a scendere in campo per dirimere le controversie tra i Signori di feudi confinanti. Sono truppe in cui conta ancora molto il prestigio e la prodezza individuale, in cui i paladini vengono annunciati da araldi, e in cui gli armamenti sono realizzati, perlopiù, in base al gusto dei singoli cavalieri. Sarà possibile, perciò, riconoscervi una grande varietà di forme e stili, sia nelle armi che in elmi, scudi e corazze, così come nelle bardature e gualdrappe dei cavalli. I vessilli magenta e quelli arancio sono, perciò, uno dei pochi chiari segni d'appartenenza alle schiere, rispettivamente, di Gànarylis il Superbo e Yuyedo l'Onesto. 

La scena di battaglia si trova a pag. 172 del romanzo "Le memorie di Helewen".


mercoledì 21 novembre 2012

Duello all'obelisco rosso




Ogni volta che il cavaliere fendeva con forza l’aria con la bella spada argentea, da essa esplodevano saette, tali che avrebbero intimidito qualunque avversario... 

L'immagine immortala un momento del duello tra re Osondel e il misterioso Cavaliere delle Tempeste. Il luogo è la roccia detta dell'obelisco rosso (ru mantùir in lingua Pirin), che sappiamo sorgere in prossimità del villaggio di Aggiukebin. Il paesaggio che fa da sfondo è quello delle terre centrali del Gaimat, un'alternanza di montagne dai picchi innevati e strette vallate boscose tra le quali è facile imbattersi in villaggi e castelli di Uomini e Nani, città ben difese, strade lastricate che serpeggiano dai campi, i vigneti e i mulini a vento del fondovalle, sù, sù, passando dalle selve, fino agli alti crinali percossi dal vento.
In tutto questo, l'obelisco rosso non è altro che un minuscolo testimone silenzioso e solitario, sperduto tra gli alti pascoli a picco sui burroni.
Non è del tutto chiara l'origine e la funzione del monumento. L'obelisco rosso potrebbe fare parte di una serie di elementi di segnalazione, forse posti su antichi confini, indicare i limiti di un feudo. Tuttavia, l'obelisco sembra essere l'unico del suo genere nella regione, come dimostra il fatto che gli abitanti del luogo si riferiscano ad esso per indicare proprio quella roccia e nessun'altra. Il che fa supporre che il monolito potesse avere un ruolo commemorativo, funerario o liturgico. Vestigia di un'antica necropoli, oppure segno trionfale eretto sul luogo di un'antica e ormai dimenticata impresa...
Un'altra ipotesi è che l'obelisco fosse legato alla grotta, poco distante, di cui parla Athusfine. Forse in passato qualcuno aveva trovato l'imboccatura della grotta e, per ritrovarla in seguito, decise di erigere una pietra di segnalazione. 
Si tratta in ogni caso di un monolito di piccole dimensioni, che non deve aver necessitato del lavoro di molte persone per essere scolpito e innalzato. Non è da escludere che la pietra si trovasse già in quella posizione, e per questo fu sufficiente levigare, incidere e dipingere di rosso una guglia rocciosa naturale. 

Il luogo è abbastanza impervio, e raggiungerlo, la notte del duello, è stato ancor più difficoltoso a causa dell'oscurità e la pioggia scrosciante. Se, da un lato, il Cavaliere delle Tempeste conosce questo tratto di montagna come le sue tasche, il che rappresenta un netto vantaggio sul suo avversario, è anche vero che il suo equipaggiamento è decisamente più pesante e ingombrante di quanto non lo sia quello di Osondel. Quest'ultimo, infatti, non è impacciato dall'armatura metallica, e il suo abbigliamento gli permette una maggiore libertà di movimento. D'altro canto, però, ricordiamo che Osondel non dispone di un'arma magica come la potentissima spada brandita dal suo temibile avversario! Il sovrano di Lothriel confida soltanto della sua conoscenza delle arti marziali Pirin e... sulla sua alleata invisibile.


Il duello all'obelisco rosso viene raccontato da pagina 139 a pagina 143 del romanzo "Le memorie di Helewen".