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domenica 18 giugno 2017

Helewen combatte Efu



L'immagine immortala un momento del duello tra re Helewen e lo scorpione Efu sulla cima della torre vedetta. L'episodio è narrato nel romanzo "Hairam Regina".

venerdì 28 ottobre 2016

Il palazzo del Genio di Asdèldow



"Così la mia Fatina arrivò, scivolando rapida negli anfratti della montagna, al palazzo del Genio, che era tutto lustrato e impreziosito da centinaia di decorazioni di vetro" (da "Hairam Regina").


lunedì 10 ottobre 2016

Gli abiti stregati di Medul On




"Da quel silenzio senza luce apparve progressivamente un chiarore lunare, e vidi quel chiarore adagiarsi sulle superfici di una stanza colma di vesti femminili dalle fogge più varie" (da "Hairam Regina").


lunedì 3 ottobre 2016

I due grandi Leviatani



Le cronache e i miti del continente di Gaimat parlano a più riprese di due ancestrali dragoni o Leviatani (traduciamo così il termine Pirin "Purharnohi"), guardiani della sacra montagna Adhìrshagg prima che gli Dei vi si insediassero. Sappiamo che uno di questi era bianco e l'altro era nero, definiti anche "il fulgente" e "l'oscuro". Alcuni ritengono che questi esseri personificassero il bene e il male, ma la loro vera origine e il loro ruolo sono piuttosto enigmatici, perdendosi in epoche remote e troppo nebulose per essere ricordate. Gli affreschi e le miniature che li raffigurano li dipingono come esseri colossali, dei rettili alati con sette teste di cobra e corpi simili a grosse lucertole. La loro nascita è ignota: i teologi ritengono impossibile che essi fossero preesistenti a Inkahal, perciò credono che i Leviatani possano essere una delle prime creazioni del Dio supremo. I due Purharnohi vengono anche descritti come esseri molto sapienti e in grado di comunicare con gli Dei, come testimoniano gli eventi mitici della Prima Era. Alcuni attribuiscono loro anche la creazione delle varie stirpi di draghi che popolarono in seguito il continente. 

martedì 13 settembre 2016

I Folletti delle pigne e i Folletti delle amanite



"Con il passare del tempo, scoprii che il mio bosco era abitato, tra le tante creature, da due popoli magici, due popoli di Folletti" (da "Hairam Regina").


domenica 27 dicembre 2015

Il grifone a guardia di Borpehywhel



Pochi sanno come e perché l'ultimo rappresentante vivente dell'antichissima stirpe dei grifoni sia giunto al castello di Borpehywhel, dove divenne la fidata e vigile sentinella della dimora delle Fate delle nubi...
La leggenda è tramandata solo dagli anziani di alcuni villaggi costieri nelle vicinanze del castello, i quali narrano che in tempi remoti Sauroteniah, la regina di Borpehywhel, si recò nella terra di On-Ifar. Qui, il Genio della Cascata le offrì ospitalità presso la sua dimora. Sauroteniah trascorse momenti molto piacevoli nella reggia, tanto che, quando arrivò il momento di ripartire, volle offrire un dono al Genio che gli ricordasse per sempre la sua gratitudine. La regina, usando sette raggi di luce, diede forma ad un arcobaleno, e lo pose come ornamento ai piedi della cascata. A sua volta, il Genio, che nel tempo trascorso insieme si era innamorato della Fata, volle ricambiare il dono offrendo a Sauroteniah un possente grifone che la proteggesse vegliando su di lei giorno e notte. 


giovedì 25 giugno 2015

Serlothriel, il sacro leone alato




"Il suo nome significa la Forza di Lothriel. Monterai sul suo dorso, tenendo in pugno la lunga criniera, e con esso volerai a Sandovelia" (Le memorie di Helewen).

domenica 21 giugno 2015

Il bacio di Miràlah



"Fu così che la bella Miràlah chiuse gli occhi, e posò le sue labbra su quelle ammutolite di Folsarèd, e le vedemmo accendersi di luce ambrata, come se nella bocca della Fata stesse ardendo la fiamma di una fornace per la fusione dei metalli".

La storia del magico bacio di Miràlah è narrata a pag. 284 del romanzo "Le memorie di Helewen".

domenica 29 dicembre 2013

Nhirwònd e la signoria del Cane Bianco



Nhirwònd (il cui nome significa letteralmente "Cane Bianco", animale che compare anche nel vessillo cittadino) è un reame boscoso abitato dagli Uomini dell'Ovest. Il casato che vi regna è una nobile signoria di antiche origini, imparentata con alcuni dei re più potenti della terra. Non di rado, infatti, dame di Nhirwònd sono diventate regine persino della grande capitale Sandovelia; sebbene tra i due regni vi siano state anche aspre rivalità in alcune epoche storiche, giustificate dalla vicinanza di Nhirwònd ai confini del vasto Impero. Una vicinanza che ha spinto a più riprese i sovrani di Sandovelia a tentare la conquista del piccolo reame del Cane Bianco. L'indipendenza di quest'ultimo è stata garantita da alcune fortunate alleanze, e in particolare dal cospicuo appoggio militare fornito a Nhirwònd dal regno di Duhjum e dai baroni di Folklord, i quali avevano tutto l'interesse a preservare un baluardo che fermasse l'avanzata di Sandovelia verso est.
Il veltro bianco presente nella bandiera del regno è un levriero da caccia. Secondo una leggenda, si tratterebbe di un animale fatato appartenuto al primo re della città. Un cane velocissimo e immortale, almeno fintantoché si fosse abbeverato ad una fontana d'argento vivo (anche questa divenuta un elemento araldico della bandiera). Sempre secondo la leggenda, il re avrebbe deciso, un giorno, di dare la caccia a un unicorno avvistato nei suoi feudi, sebbene si trattasse di un animale sacro al Dio Halhaiad, Signore del sole e della luna. La regina, dopo aver cercato senza successo di dissuaderlo dall'impresa sacrilega, versò di nascosto una coppa di piombo fuso nella fontana d'argento vivo, provocando così la morte del veltro e mandando a monte i piani del re. Così facendo, la regina preservò il regno dall'ira del Dio, il quale avrebbe poi rianimato il veltro con il suo divino soffio e, portatolo con sé in cielo, l'avrebbe trasformato in una costellazione che ancora brilla luminosa sui cieli sopra Nhirwònd...

lunedì 19 agosto 2013

Il gufo scarlatto



Del gufo scarlatto si narra a pag. 366 del romanzo "Le memorie di Helewen". Quale sia l'origine di questa sinistra spia delle tenebre non è del tutto chiaro. Si pensa che prima di essere corrotto dalla magia del Fiordaliso Nero, questo maestoso uccello dagli occhi di fuoco fosse al servizio del Dio Faiadar, che lo ha generato nel grembo della Notte. Esso si nutre di Spiritelli della foresta, che è in grado di scorgere anche a grande distanza. Si dice che i suoi occhi siano in grado di lanciare lacrime infuocate simili alla lava dei vulcani, e che anche i suoi artigli siano incandescenti, motivo per cui il gufo scarlatto non potrebbe posarsi sui rami degli alberi ma soltanto sulle rocce o il terreno; mentre secondo altre fonti esso volerebbe senza sosta...

giovedì 13 giugno 2013

Ekralymiri, il piccolo popolo delle conchiglie




"Durante i suoi incessanti spostamenti, il giovane aveva scoperto, del tutto casualmente, un popolo di minuscoli Folletti delle conchiglie (gli Ekralymiri), il cui castello di sabbia era stato spazzato via dalle onde del mare in tempesta".

Di questo piccolo popolo di Folletti delle conchiglie (il cui nome deriva da ekral: conchiglia e ymir: folletto), insediati sul litorale del regno di Kaur, si narra da pag. 386 a pag. 389 del romanzo "Le memorie di Helewen".

venerdì 24 maggio 2013

Il mostro delle rovine di Hagardtyh




"Ma dopo pochi istanti, la feroce creatura che controllava quei luoghi emerse ruggendo dalle macerie..."

L'aspetto terrificante e la forza sovrumana della bestia che si annidava tra le rovine di quella che un tempo fu una città dell'Impero sotterraneo, dà un'idea del coraggio dimostrato dal prode Eweyçanòs nell'affrontarla. 
Le ragioni e l'esito dell'arduo scontro, sono narrati da pag. 70 a pag. 75 del romanzo "Le memorie di Helewen".
Quel che, invece, non ci è dato sapere, è il nome della terribile creatura. Alcuni esploratori riportano, nei loro diari di viaggio, che ad Hagartyh l'essere alato dalla testa di lupo era indicato con il nome Faizanogh, nome che probabilmente significa "Spirito di drago nero" o "Fuoco di drago dell'oscurità" (da fai = fuoco, fiamma o spirito, za = nero, oscurità, e  nogh = drago). Questo nome, infatti, comparirebbe in alcuni cartigli incisi su sculture e dipinti che raffigurano la creatura. Gli abitanti del regno sotterraneo devono aver erroneamente pensato che questo essere alato fosse in qualche modo imparentato ai draghi, anche se questa ipotesi non trova alcun riscontro oggettivo. 


sabato 11 maggio 2013

Ehìlnirusote e il lago degli animali sacri



Ehìlnirusote (da ehìl ni rusote, letteralmente "gallo e coccodrillo") è una delle ultime città del Gaimat a testimoniare, ancora nella Settima Era, l'antichissima e ormai quasi scomparsa tradizione di erigere abitati umani laddove risiedono delle creature fatate o animali totemici. Nella Seconda Era, moltissime città furono persino governate da animali fatati. Una traccia eloquente di questo periodo così lontano nel tempo si ha, per esempio, nei vessilli dei regni, in molti dei quali è rimasta l'effige di questi animali tutelari. 

Narra una leggenda che il fondatore di Ehìlnirusote, un prode  della Seconda Era chiamato An-oldrucil, ricevette in sogno l'incarico di fondare una città nel luogo in cui avesse scorto un gallo nero razzolare tra le fauci di un coccodrillo bianco. Per trovare il luogo indicatogli dal sogno, An-oldrucil dovette intraprendere uno dei viaggi più lunghi e avventurosi che vengano ricordati dagli annali. Arrivato, infine, nelle pianure a est della montagna sacra di Adhìrshagg, dopo aver attraversato praticamente tutto il contiente, il prode An-oldrucil giunse finalmente in vista dei due animali. Là, delimitò un'area inviolabile dove il gallo e il coccodrillo avrebbero potuto dimorare indisturbati nei millenni, e intorno a quest'area disegnò e fece costruire gli edifici di quella che un giorno sarebbe diventata Ehìlnirusote. Nel tempo, la città venne più volte assediata, distrutta e ricostruita, ma l'incantesimo di An-oldrucil preservò il laghetto sacro al sicuro dalla guerra e da ogni altro pericolo. 

La città ha quindi cambiato in più occasioni il suo aspetto, fino a raggiungere quello definitivo intorno al primo secolo della Settima Era. La sua architettura è caratterizzata da palazzi con i muri rivestiti da calce giallo ocra, tetti in tegole brune (spesso in forma di pagoda) e splendenti cupole di rame che i fabbri della città sono in grado di trattare con un procedimento segreto che ne impedisce l'ossidazione. 

Da pag. 327 a pag. 330 del romanzo "Le memorie di Helewen" si narra dell'arrivo di Ifalnor nella città di Ehìlnirusote, presso la corte di re Falwhun, e della profezia che riguarda il destino dei due animali sacri, il gallo e il coccodrillo. 


giovedì 4 aprile 2013

La battaglia delle piume





"Quando tutto questo fu fatto, secondo le prescrizioni del mago, i difensori asserragliati nel castello del barone prudente videro effettivamente, dalle decine e decine di piume cadute sul campo degli assedianti, sorgere e animarsi un piccolo esercito di Folletti che portò lo scompiglio nelle truppe avversarie".

Vi sono poche notizie certe sull'epoca in cui si svolse la battaglia tra il barone prudente e il barone iracondo di Folklord, ma la maggior parte delle antiche cronache concorda sul periodo tra la fine della Seconda l'inizio della Terza Era. In un manoscritto, si è trovato un elenco dei contingenti, anche se non vi è modo di sapere se si tratti di dati attendibili. Secondo l'antico cronista, il barone iracondo avrebbe schierato non meno di trentacinquemila uomini, radunati da diversi castelli della regione, mentre i difensori del maniero del barone prudente non avrebbero raggiunto i diciottomila armati.  Impossibile determinare con precisione quanti fossero gli Ustuymiri che presero parte alla battaglia. L'inferiorità numerica delle truppe del barone prudente era comunque bilanciata dalla posizione strategica del castello, che come tutte le temute roccaforti del Folklord, era edificato su un'altura scoscesa; il che avrebbe obbligato qualunque esercito assediante a far procedere le proprie schiere in file larghe di poche decine di uomini. Come sappiamo, tuttavia, i momenti finali della battaglia si giocarono a fondovalle, nei pressi dell'accampamento nemico. Fu lì che si produsse il prodigio che consegnò la memoria di questa battaglia ai posteri...

Il racconto della battaglia delle piume si trova da pag. 126 a pag. 128 del romanzo "Le memorie di Helewen".



sabato 22 dicembre 2012

L'infinito tormento di Zauthra



I prodi esploratori, scoprirono che il luogo era realmente disabitato. Sembrava che nulla di vivente vi potesse sussistere. L’unica eccezione, era costituita da un grande fiore, forse un giglio o fiordaliso, dai petali neri come la pece e dal fogliame giallo pagliericcio, che cresceva apparentemente rigoglioso al centro della corte...

Nei racconti fantasy siamo stati abituati a trovare ogni sorta di demone malvagio, orco o essere mostruoso, ma non capita spesso che il nemico più arduo da combattere, il vero "cattivo" di una storia, sia... un fiore! Infine, che si tratti di un fiore parlante, dotato di una psicologia complessa e tormentata, e che, come se non bastasse, sia in grado di controllare le vite e determinare il destino di così tante persone. In effetti quello di Zauthra potrebbe sembrare, ad alcuni, un potere illimitato. Ma forse non è così. Sembra esserci un modo per minare  le fondamenta della sua forza. Ma per farlo potrebbe rivelarsi necessario mettere in gioco tutto quanto, sacrificare ogni certezza, preparandosi ad uno scontro epico destinato a cambiare per sempre la faccia del mondo. D'altra parte, questo sembra l'unico modo per liberare la terra di Gaimat dalla sua piaga più grande...

La storia di Zauthra è raccontata da pag. 331 a pag. 335 del romanzo "Le memorie di Helewen".



giovedì 6 dicembre 2012

Marfren, il terrore di Kaur




Se sceglierà questa strada, puoi vederlo tu stessa, s’imbatterà in un mostro. Questa è Marfren, la creatura più temuta nella foresta: ha muso d’orso, corna di stambecco, criniera di leone, zampe di lucertola, corpo di faina, e un nodo di serpi come coda...

Questa spaventosa chimera, vissuta nella Settima Era, ha terrorizzato per molti anni coloro che si avventuravano nel bosco di Kaur. In molti hanno provato a darle la caccia, ma senza successo. Viene descritta come una bestia famelica e sanguinaria. Ma questo essere nasconde anche il segreto di una storia tormentata...

La storia di Marfren è raccontata da pag. 376 a pag. 383 del romanzo "Le memorie di Helewen".


mercoledì 21 novembre 2012

Miràlah, la Fata di Onesi




Dopo alcuni momenti di indecisione, fu Miràlah stessa a fugare i nostri dubbi, riemergendo dalle acque cristalline e facendoci segno con la mano di seguirla, e rituffando subito dopo nel laghetto la sua lunga chioma dai riccioli di rame. 


Miràlah rientra a pieno titolo tra i personaggi più interessanti e misteriosi che popolano il Gaimat. La bellissima Fata, dal mutevole aspetto, che parla sempre di sè in terza persona, e che in un istante ha rubato il cuore di chi ha avuto la fortuna di scorgerla con le sue reali sembianze.
Eccola, in questo inedito ritratto, colta un momento prima di rituffarsi tra le acque del laghetto nel quale si bagna ogni sera al calar del sole. I suoi occhi sono luminosi, come quelli di tutte le creature fatate, e anche la sua fluente chioma ondulata è in grado di illuminarsi come fuoco. Ma qual'è il segreto della chiave che porta al collo?

La storia della fata Miràlah è raccontata da pag. 260 a pag. 284 del romanzo "Le memorie di Helewen".