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giovedì 29 settembre 2016

Bin Pantidari




"Più a valle, le cupole blu della città di Bin Pantidari, alla biforcazione del fiume Maahelf" (da "Hairam Regina").

La capitale di questo fiorente principato dei Duharion (gli Uomini dell'Est) ha uno stile architettonico che risulta alquanto influenzato dai limitrofi regni di On-Ifar, a ovest, e Melim-Hè, a nord. Con questi due, potremmo dire che Bin Pantidari costituisca un triangolo, una sorta di "cintura", intorno agli alti monti che racchiudono il reame dei Pirin. Dalla raffinata On-Ifar, la città dei prìncipi ha chiaramente ereditato le tipiche cupole a cipolla e gli alti minareti che la ornano. Dai Nani di Melim-Hè, invece, le solide, basse e larghe mura, oltre alla struttura urbanistica che si dirama da un esagono centrale. La ragione di queste sovrapposizioni culturali è presto spiegata: la fondazione della città, secondo i miti locali, andrebbe attribuita ai Nani. In seguito il feudo passò nelle mani degli Onifaroi, che eressero alcuni dei principali monumenti cittadini, tra cui il maestoso Palazzo dei Principi. Infine la città fu conquistata dai Duharion, che la resero più popolosa e potenziarono le fortificazioni, in particolare erigendo un poderoso castello sul colle orientale. Questo avrebbe permesso ai difensori di sorvegliare e contrastare più efficacemente un'eventuale avanzata di truppe nemiche da sud-est, durante le guerre contro il regno di Eh Ravendhè. 
Altra peculiarità della città sono i suoi curati giardini, e i quattro ponti sul fiume Maahelf costruiti su archi abbastanza alti da non ostacolare l'importante navigazione fluviale, decisamente vitale per i commerci cittadini, e i terrazzamenti sulle colline, scavati per la coltivazione del riso nero. 


martedì 5 maggio 2015

Melim Hè, la città della dolce acqua



Dopo la grande roccaforte di Mason Gottbin, la città di Melim Hè rappresenta il più influente insediamento edificato dal popolo dei Nani. Il suo nome significa la Dolce Acqua, perché l'acqua che sgorga da alcune delle numerose sorgenti nel suo territorio (note anche per le virtù curative) ha un caratteristico sapore zuccherato, che alcuni paragonano allo sciroppo di fiori di sambuco, oppure al gusto dell'idromele. Non a caso la città sovrasta le alte gole del fiume Ñedoghend, il cui nome significa appunto Idromele, in onore di una delle bevande preferite dai Nani. 

Alla rocca si accede da un lunghissimo ponte che collega i due versanti della gola, passando su una strada lastricata e smaltata color rosa, con intarsi di giada che narrano i principali fatti della storia del regno e le imprese eroiche dei suoi sovrani. Alle spalle della città fortificata la montagna si apre come un libro: sulle vestigia di un'antica cava di pietra dalle alte pareti, i Nani hanno scolpito a bassorilievo il colosso del primo re di Melim Hè, e sopra di lui una grande coppa ricoperta d'oro, a sua volta sormontata dalla scultura di una testa di toro. Questi simboli richiamano il mito della fondazione cittadina, che affonda in un'epoca lontana in cui il re dei Nani affrontò e sacrificò un toro sacro, l'animale fatato che governava quei territori nella Seconda Era. 

mercoledì 22 aprile 2015

Re Faaiyasel e il Nano




Faaiyasel, nome di un imperatore di Hagardtyh della Settima Era, significa "Lunghi baffi". Piuttosto curioso, dal momento che tutti quelli che l'hanno incontrato sostengono che non li portasse...

Esiste anche un aneddoto, al tal proposito, riportato negli ambienti di corte ad Hagardty. Si narra che, un giorno, giunse a palazzo un ardito esploratore della stirpe dei Nani, soprannominato Grillo del monte Innijadis in quanto abile scavatore di gallerie, una delle quali gli aveva fatto scoprire un tesoro nascosto nella suddetta montagna del  regno di Melim Hè. Siccome il tesoro conteneva alcune importanti reliquie provenienti da Hagardtyh, il Grillo fu accolto con grandi onori presso la corte imperiale dove re Faaiyasel si disse fermamente intenzionato a ricompensare generosamente il Nano che gli aveva riportato i preziosi oggetti. 

Durante un banchetto, il Grillo, che non era certo abituato alla compostezza dei rituali di corte, ebbe la sfacciataggine di chiedere apertamente: "Imperatore, di grazia, posso sapere perché mai, pur avendo avuto in sorte questo nome, di lunghi baffi, sul vostro viso, non ne vedo traccia?".

Sebbene la domanda se la fossero posta, già da molto tempo, tutti i presenti al banchetto, nessuno aveva mai osato rivolgerla direttamente al sovrano, temendo di passare per spudorati. 
Il re, invece, non si scompose, e così parlò: "Sono lieto, amico Nano, che me l'abbiate domandato. In realtà voi avete più coraggio di tutti i presenti a questa mensa, fra i quali siedono persino i più valorosi generali del mio esercito! Dovete sapere che, in realtà, da giovane portavo i baffi molto lunghi... da quando erano spuntati non li avevo mai tagliati. Ma poi ricevetti un oracolo: un indovino molto sapiente mi esortò a tagliarmi i baffi - conservandoli in uno scrigno - e non farli più ricrescere fino al giorno in cui qualcuno mi avrebbe chiesto come mai portassi il nome Faaiyasel senza sfoggiare lunghi baffi. A costui avrei dovuto proporre una scelta: diventare ministro del tesoro imperiale, o depositario dello scrigno in cui erano custoditi i baffi che portavo in gioventù". 

Il Nano fu talmente divertito da quella proposta così inconsueta che decise di accettare la seconda offerta, rinunciando così a diventare tesoriere e ricevendo in dono lo scrigno con i baffi del re. Faaiyasel, a sua volta meravigliato dalla risposta del Grillo, gli rivelò un segreto: secondo la profezia, colui che avesse ricevuto lo scrigno avrebbe ottenuto, con esso, la carica di Consigliere Reale. Perché un sovrano deve tributare grande stima a colui che, senza farsi abbagliare dalla ricchezza e magnificenza di ciò che vede trovandosi al cospetto dell'Imperatore, gli fa notare, invece, ciò che manca. Non fosse altro che un dettaglio apparentemente insignificante, come un paio di baffi! 

giovedì 26 febbraio 2015

Armature e uniformi dei Nani



La civiltà dei Gottilsi è stata tra le prime a forgiare armature in metallo. Nel corso dei millenni, perciò, i Nani hanno avuto modo di sviluppare e sperimentare i più diversi tipi di corazze, diverse nelle fogge, nei materiali e nell'efficacia sul campo di battaglia. La loro metallurgia, tra le più evolute del continente, ha influenzato anche diversi popoli confinanti, i quali hanno tratto diverse ispirazioni proprio dall'inventiva dei Gottilsi. 
A titolo illustrativo, l'immagine (in apertura) ci mostra tre esempi di armature utilizzate dai Nani nella Settima Era. 
A sinistra, vediamo una guardia reale della città di Melim Hè. Non vi è una vera e propria corazza, bensì una cotta in maglia di ferro (nella cui fabbricazione il reame ha pochi rivali) rivestita da una sopravveste in tessuto detta anche cotta d'arme, un piccolo pettorale protettivo, uno spallaccio munito di lame difensive sulla spalla destra. Il lato sinistro è coperto da un ampio scudo di forma quadrata, con un umbone al centro. 
In centro, ecco un soldato dell'esercito di Mason Gottbin, avvolto da una più robusta armatura composta di corazza, spallacci e fiancali. Lo scudo è più stretto e alto, privo di umbone. A differenza dei soldati di Melim Hè, sicuramente più agili nei movimenti, quelli di Mason Gottbin, armati in modo più pesante, sono abituati a combattere in formazioni serrate.
Nel caso del guerriero di Dratmason, a destra, notiamo l'assenza di fiancali (per favorire il movimento delle gambe), e la presenza di un'egida in scaglie di cuoio a coprire petto e spalle, più leggera di spallacci in acciaio. Questo si deve alla diversa natura delle battaglie combattute a Dratmason: il territorio più vasto e pianeggiante rende necessari spostamenti più rapidi di quanto sia possibile nelle valli e i terreni montuosi di Mason Gottbin. 


domenica 2 marzo 2014

Artigianato e agricoltura nei regni dei Nani



I Nani non sono abili cacciatori, in compenso sono i migliori allevatori di bestiame del continente. I territori di Mason Gottbin e Melim Hè, ricchi di pascoli sia sulle alture che nei fondovalle, permettono la transumanza di migliaia di pecore e capre e, in misura minore, anche di greggi di bovini. Latte e formaggi sono perciò sempre presenti sulle mense dei Gottilsi e la vendita dei prodotti caseari, oltre che delle pelli e cuoio conciato, costituiscono la risorsa primaria del commercio per i popoli dei due regni. Non va dimenticata, tuttavia, l'importanza rivestita dalla coltivazione di frumento e altri cereali, dall'artigianato, legato soprattutto alla lavorazione dei metalli (nella quale i Nani hanno pochi rivali), alla tessitura e alla fabbricazione di utensili agricoli, nonché del vasellame e degli strumenti musicali a fiato. Infine, un occhio di riguardo spetta alle cave, dalle quali i Nani estraggono marmi e graniti di qualità eccellente. Questi trovano applicazione soprattutto nel campo edilizio, mentre la scultura, presso i Gottilsi, mantiene uno stile piuttosto grezzo e rudimentale...