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lunedì 10 ottobre 2016

Gli abiti stregati di Medul On




"Da quel silenzio senza luce apparve progressivamente un chiarore lunare, e vidi quel chiarore adagiarsi sulle superfici di una stanza colma di vesti femminili dalle fogge più varie" (da "Hairam Regina").


martedì 26 luglio 2016

Hairam e Medaudìs




"... Ed Hairam sfregò su una parete del santuario in rovina la pietra azzurra avuta in dono dai Nani, e dall’architrave di pietra grigia cominciò a gocciolare copiosamente acqua pura e scintillante" (da "Le memorie di Helewen").

venerdì 1 aprile 2016

I Daja, sacerdoti della foresta



Il termine Daja, traducibile come "druido" o "sciamano", si riferisce a un'antica e molto rispettata casta di maghi della foresta. Questi ultimi conducono perlopiù vite da eremiti in luoghi solitari come grotte, cascine, capanne sugli alberi o case scavate nella roccia; con l'unica compagnia degli animali o, in certi casi, di un discepolo. Esistono tuttavia particolari occasioni e festività legate ai cicli naturali, durante le quali i druidi si ritrovano in concilio presso santuari megalitici o cerchi di dolmen per discutere fra loro, presentare i nuovi discepoli al consiglio degli anziani e celebrare riti tramandati dalla loro comunità. Alcuni druidi ricevono presso i loro eremi i malati che si presentano loro bisognosi di cure, oppure sono essi stessi che visitano sporadicamente i villaggi per prestare soccorso ai sofferenti. Ogni Daja dispone di un bastone o scettro magico per scagliare incantesimi, spesso intagliato e decorato con simboli animali o vegetali; e di un dajason o falcetto d'oro per cogliere le erbe officinali. Si dice che i Daja più sapienti siano persino in grado di assumere le sembianze dei loro animali totemici. 

mercoledì 11 marzo 2015

Rirhos, il frammento magico e la scomposizione del melone



"Tale è dunque il potere di questo oggetto, da rivelare ciò che è insito nelle cose?"


Vi proponiamo oggi un inedito wallpaper di cui vi mostriamo, step by step, le diverse fasi di lavorazione, dallo schizzo al rendering finale. Il soggetto è ispirato all'episodio descritto a pag. 357 del romanzo "Le memorie di Helewen", in cui Rirhos provoca la magica scomposizione di un melone. 


 












lunedì 21 luglio 2014

L'armatura magica Kembortehes




"L’altro lo pregò di rialzarsi, e gli mostrò la pregiata fattura dell’armatura, costituita da un elmo con visiera, degli spallacci, uno scudo e una spada; tutti del colore dell’ottone...".

La storia dell'armatura magica Kembortehes (Colei che rivela) è narrata da pag. 385 a pag. 389 del romanzo "Le memorie di Helewen".



venerdì 18 aprile 2014

Lo scrigno dell'Arcolaio




"Gli abitanti del villaggio mi furono molto grati, e il capo mi fece dono di questo scrigno, contenente un oggetto magico...".

Lo scrigno donato all'Arcolaio è un oggetto di pregiata fattura, sebbene non ci sia dato sapere quale popolo l'abbia forgiato. Proviene, infatti, da uno di quei luoghi al di fuori delle mappe, e forse persino al di fuori dello spazio concreto. Di simili luoghi ne esistono diversi, ai quali è possibile accedere da particolari porte nascoste. Nessuno sa con esattezza cosa siano, se luoghi reali, sogni o allucinazioni, ma alcuni fra quelli che ci sono stati ne hanno fatto ritorno portando con sé doni o altri oggetti, come appunto questo scrigno. Alcuni sostengono che siano le città degli Angeli, o forse dei reami incantati creati dagli Dei. Spesso è proprio da queste dimensioni parallele e misteriose che provengono alcuni degli oggetti magici più potenti conosciuti nel Gaimat. 
Lo scrigno di cui parliamo è realizzato perlopiù in radica di noce, fissata su una struttura metallica rivestita in argento. Vi sono incastonate quattordici gemme, tra cui avventurine, ametiste e tre grandi lapislazzuli. Sul lato anteriore del coperchio si trova un tondo di vetro trasparente da cui è possibile controllare l'interno del bauletto. 

Il racconto sul contenuto dello scrigno e su come esso finì nelle mani dell'Arcolaio, si trova da pag. 170 a pag. 171 del romanzo "Le Memorie di Helewen".



sabato 1 febbraio 2014

La Lacrima del Sole



"La boccetta di cristallo, dal collo lungo e affusolato e una pancia non più grande di un occhio, conteneva appena poche gocce trasparenti del magico filtro, che oscillavano all’interno producendo bagliori tanto intensi da risultare accecanti per chi vi fissasse lo sguardo. Per questo l’ampolla era montata su un ostensorio e coperta da un velo leggero...".

(dal romanzo "Le memorie di Helewen").

martedì 5 novembre 2013

L'apprendista del mago di Hagardtyh



"Io sono il pronipote per via materna dell’Elfo che ha forgiato quel talismano"

L'Elfo apprendista del mago di Hagardtyh dimostra una consuetudine piuttosto radicata presso i maghi di Gaimat, che è quella di partire e viaggiare anche per lunghe distanze prima di trovare il maestro in grado di insegnar loro la fur (conoscenza degli incantesimi). Così capita non di rado di vedere maestri e apprendisti appartenenti a stirpi diverse. Un daja (mago, druido, sciamano), in genere, riconosce il suo futuro protetto in base a segni e presagi, oppure per mezzo di sogni premonitori. Nel caso in cui il maestro non sia ancora convinto, chiederà agli Dei di inviargli altri segni, prima di prendere la decisione di accogliere il suo nuovo adepto e trasmettergli la sua conoscenza dei poteri sciamanici. Ma se è vero che non sempre l'apprendista si dimostra degno del suo mentore, succede talvolta il contrario, come nel caso del nostro Elfo, che per poco non rischiò la vita a causa dell'incauto maestro...
Della sua storia, si narra da pag. 74 a pag. 75 del romanzo "Le memorie di Helewen".



mercoledì 5 giugno 2013

La fontana magica di Borpehywhel



Si narra che la fontana magica posseduta dalle Fate di Borpehywhel, fu realizzata per loro dalla Dea Ladinah, Signora della Visione di ciò che è manifesto e di ciò che è celato.
Fu appunto Ladinah (aspetto femminile del Dio Ladin), nel cuore della sua fortezza che sorgeva un tempo nelle vicinanze di Bin Pantidari, a creare quattro elementi sacri che chiamò Elementi della Veggenza. Questi elementi erano un Fuoco che permetteva di vedere il tempo futuro (cfr. "L'oracolo di Faiev"), una Terra che permetteva di vedere le cose passate, un'Aria che permetteva di vedere le cose invisibili, e un'Acqua che permetteva di vedere tutti i luoghi del mondo senza spostarsi. Infine, per evitare che gli Elementi della Veggenza restassero in mano a una sola persona, scisse ognuno di essi in tre parti, li nascose in dodici contenitori magici, e li affidò a dodici diversi custodi di sua fiducia.
Un delle tre anfore che contenevano l'Acqua della Veggenza, fu affidata alla regina delle Fate delle Nubi, che la conservò nel castello di Borpehywhel, versandone il prezioso contenuto in una fontana di marmo bardiglio decorata a bassorilievi...

sabato 26 gennaio 2013

La forgiatura di Hèren




"Inoltre, osservando in trasparenza lo smeraldo, gli sembrò di contemplare un orizzonte sommerso dal quale il suo spirito era quasi risucchiato, come in un sogno..."


Prima di giungere nelle mani del Genio del Kautaymiri, lo smeraldo Hèren ebbe diversi proprietari e una storia alquanto tormentata, attraversando le diverse Ere del mondo. Secondo un racconto conservato nella biblioteca di Lothriel, lo smeraldo fu creato dalla magia congiunta di Pengranah e Hèadar. Il suo nome, Hèren, significa "Immagine d'acqua" o "Volto d'acqua", poiché in esso sembra di contemplare gli abissi marini. 
Inizialmente, si trattava di un'unica pietra, delle dimensioni di un uovo di gallina, incastonata sul puntale della cupola del palazzo del Dio del mare. Rubata in occasione di una battaglia tra gli Angeli del mare e del cielo, venne accidentalmente spezzata in tre frammenti dalla spada del suo stesso creatore, Hèadar, che tentava di riappropriarsene. I tre pezzi di smeraldo furono però raccolti da Angeli del cielo prima che ricadessero in mare, e perciò portati alla fortezza Hashàndrucil presso il Dio Foladar. Fu quest'ultimo ad incastonarli in un gioiello d'oro e madreperla a forma d'insetto alato...
All'epoca della grande guerra degli Dei, Belhagard riuscì con l'inganno a farsi affidare il gioiello da Foladar. Sapeva, infatti, che le sue oscure magie non avrebbero avuto alcun effetto fintantoché il Dio dell'aria fosse rimasto in possesso dello smeraldo. Il Signore del Chaos, in seguito, nascose la sacra pietra nelle oscure grotte di Kautaymiri, dove rimase dopo la sua sconfitta e la cattura o l'esilio dei Titani suoi seguaci. Qui venne trovata dal Genio, che da quel giorno la conservò, separandosene soltanto in rare occasioni, in cui accettò di concederla ad eroi che gliela chiesero in prestito per compiere alcune delle più grandi imprese narrate negli annali di Gaimat...


giovedì 22 novembre 2012

Il diadema di madreperla




Il vecchio chiese al ragazzo di aspettarlo un momento, e andò a prendere qualcosa all’interno della bottega. Tornò con un oggetto tra le mani: era un diadema di madreperla. “Tieni!”, disse al figlio. “È per te”.

Un dono prezioso, non soltanto per il suo pregio materiale, ma soprattutto per il suo potere magico e per l'importante significato che questo oggetto avrà nella vita del giovane Ofat e di Rirhos la guaritrice. La storia non ci dice nulla sull'origine di questo manufatto. Circolano, tuttavia, alcune leggende sulla creazione del diadema di madreperla. Secondo alcuni, il monile sarebbe stato coniato dal Dio Dhar in persona, anche invocato con il nome Meperadar. 
Dando credito a questa versione (che è quella più comunemente accettata e tramandata) il diadema di madreperla farebbe parte di una serie di gioielli magici forgiati dal Dio, ognuno dei quali avrebbe dovuto rappresentare un diverso gesto o grado di amore. La leggenda vuole che solo radunando tutti insieme i diversi monili di Dhar, si diverrebbe capaci di amare nel modo più completo e perfetto.

Del diadema di madreperla si parla da pag. 359 a pag. 399 del romanzo "Le memorie di Helewen".


mercoledì 21 novembre 2012

Duello all'obelisco rosso




Ogni volta che il cavaliere fendeva con forza l’aria con la bella spada argentea, da essa esplodevano saette, tali che avrebbero intimidito qualunque avversario... 

L'immagine immortala un momento del duello tra re Osondel e il misterioso Cavaliere delle Tempeste. Il luogo è la roccia detta dell'obelisco rosso (ru mantùir in lingua Pirin), che sappiamo sorgere in prossimità del villaggio di Aggiukebin. Il paesaggio che fa da sfondo è quello delle terre centrali del Gaimat, un'alternanza di montagne dai picchi innevati e strette vallate boscose tra le quali è facile imbattersi in villaggi e castelli di Uomini e Nani, città ben difese, strade lastricate che serpeggiano dai campi, i vigneti e i mulini a vento del fondovalle, sù, sù, passando dalle selve, fino agli alti crinali percossi dal vento.
In tutto questo, l'obelisco rosso non è altro che un minuscolo testimone silenzioso e solitario, sperduto tra gli alti pascoli a picco sui burroni.
Non è del tutto chiara l'origine e la funzione del monumento. L'obelisco rosso potrebbe fare parte di una serie di elementi di segnalazione, forse posti su antichi confini, indicare i limiti di un feudo. Tuttavia, l'obelisco sembra essere l'unico del suo genere nella regione, come dimostra il fatto che gli abitanti del luogo si riferiscano ad esso per indicare proprio quella roccia e nessun'altra. Il che fa supporre che il monolito potesse avere un ruolo commemorativo, funerario o liturgico. Vestigia di un'antica necropoli, oppure segno trionfale eretto sul luogo di un'antica e ormai dimenticata impresa...
Un'altra ipotesi è che l'obelisco fosse legato alla grotta, poco distante, di cui parla Athusfine. Forse in passato qualcuno aveva trovato l'imboccatura della grotta e, per ritrovarla in seguito, decise di erigere una pietra di segnalazione. 
Si tratta in ogni caso di un monolito di piccole dimensioni, che non deve aver necessitato del lavoro di molte persone per essere scolpito e innalzato. Non è da escludere che la pietra si trovasse già in quella posizione, e per questo fu sufficiente levigare, incidere e dipingere di rosso una guglia rocciosa naturale. 

Il luogo è abbastanza impervio, e raggiungerlo, la notte del duello, è stato ancor più difficoltoso a causa dell'oscurità e la pioggia scrosciante. Se, da un lato, il Cavaliere delle Tempeste conosce questo tratto di montagna come le sue tasche, il che rappresenta un netto vantaggio sul suo avversario, è anche vero che il suo equipaggiamento è decisamente più pesante e ingombrante di quanto non lo sia quello di Osondel. Quest'ultimo, infatti, non è impacciato dall'armatura metallica, e il suo abbigliamento gli permette una maggiore libertà di movimento. D'altro canto, però, ricordiamo che Osondel non dispone di un'arma magica come la potentissima spada brandita dal suo temibile avversario! Il sovrano di Lothriel confida soltanto della sua conoscenza delle arti marziali Pirin e... sulla sua alleata invisibile.


Il duello all'obelisco rosso viene raccontato da pagina 139 a pagina 143 del romanzo "Le memorie di Helewen".