giovedì 26 febbraio 2015

Armature e uniformi dei Nani



La civiltà dei Gottilsi è stata tra le prime a forgiare armature in metallo. Nel corso dei millenni, perciò, i Nani hanno avuto modo di sviluppare e sperimentare i più diversi tipi di corazze, diverse nelle fogge, nei materiali e nell'efficacia sul campo di battaglia. La loro metallurgia, tra le più evolute del continente, ha influenzato anche diversi popoli confinanti, i quali hanno tratto diverse ispirazioni proprio dall'inventiva dei Gottilsi. 
A titolo illustrativo, l'immagine (in apertura) ci mostra tre esempi di armature utilizzate dai Nani nella Settima Era. 
A sinistra, vediamo una guardia reale della città di Melim Hè. Non vi è una vera e propria corazza, bensì una cotta in maglia di ferro (nella cui fabbricazione il reame ha pochi rivali) rivestita da una sopravveste in tessuto detta anche cotta d'arme, un piccolo pettorale protettivo, uno spallaccio munito di lame difensive sulla spalla destra. Il lato sinistro è coperto da un ampio scudo di forma quadrata, con un umbone al centro. 
In centro, ecco un soldato dell'esercito di Mason Gottbin, avvolto da una più robusta armatura composta di corazza, spallacci e fiancali. Lo scudo è più stretto e alto, privo di umbone. A differenza dei soldati di Melim Hè, sicuramente più agili nei movimenti, quelli di Mason Gottbin, armati in modo più pesante, sono abituati a combattere in formazioni serrate.
Nel caso del guerriero di Dratmason, a destra, notiamo l'assenza di fiancali (per favorire il movimento delle gambe), e la presenza di un'egida in scaglie di cuoio a coprire petto e spalle, più leggera di spallacci in acciaio. Questo si deve alla diversa natura delle battaglie combattute a Dratmason: il territorio più vasto e pianeggiante rende necessari spostamenti più rapidi di quanto sia possibile nelle valli e i terreni montuosi di Mason Gottbin. 


lunedì 16 febbraio 2015

Falwhun di Ehìlnirusote



Il pingue re Falwhun di Ehìlnirusote, nel diario di Rirhos, è ricordato soprattutto per il suo incontro con il medico Ifalnor (narrato da pag. 327 a pag. 330 del romanzo "Le memorie di Helewen"). Tuttavia, prima di ammalarsi, Falwhun fu un sovrano molto importante, che lasciò un segno profondo nella storia della sua città e nei cuori dei suoi sudditi. 
Gli annali cittadini riportano che Falwhun nacque nell'anno 1506 della Settima Era, come diciannovesimo discendente della dinastia Sauroten. Salì al trono giovanissimo, a soli otto anni, succedendo al padre Madev-Urani caduto in battaglia sul fronte orientale. 
Alla morte di Madev-Urani, il popolo temette che il regno potesse trovarsi impreparato a sostenere ulteriori pressioni alle frontiere da parte delle tribù di barbari, ma si sbagliava. Il piccolo Falwhun dimostrò di essere ponderato e avveduto nel discernere tra i consigli che riceveva dalle persone del suo entourage, tra cui la regina madre e i diversi visir; inanellando così una serie di scelte di governo e strategie che si rivelarono vincenti nel garantire l'equilibrio interno e l'ordine sulle frontiere. Va ricordato ad esempio l'impegno diplomatico nel rafforzare l'alleanza con il vicino reame di Daewektelshagg, che gli valse un solido appoggio militare in cambio dell'abbassamento dei dazi sul commercio delle stoffe e del vasellame. Oltre a questo, Falwhun intrattenne relazioni diplomatiche con diversi regni del continente attraverso l'invio di ambasciatori e pregiati doni verso le corti dei principali sovrani stranieri. In ragione della protezione che offriva contro l'avanzata dei barbari da est, Ehìlnirusote ottenne ingenti quantitativi di armamenti e vettovaglie persino dall'Impero Sandoveliano. Ma soprattutto, Falwhun chiese e ottenne che i più potenti re del continente siglassero un trattato che garantisse a Ehìlnirusote l'immunità da guerre intestine tra i regni di Gaimat, affinché non venisse indebolita dovendo deviare a difesa dei confini interni parte dei contingenti bellici stanziati sulla frontiera orientale. Lo stesso trattato prevedeva che i re firmatari sarebbero scesi loro stessi in battaglia con i propri eserciti, in appoggio a Falwhun, qualora un regno avesse infranto l'accordo e minacciato l'immunità di Ehìlnirusote. Il trattato è conosciuto come il Patto delle Gru, in onore degli uccelli simbolo della dinastia di Sauroten.



La lettera "H" ora consultabile sul Vocabolario



A partire da questo mese, sul "Vocabolario della lingua di Lothriel" è disponibile la sezione dedicata alla lettera "H", con una selezione dei principali vocaboli. Ulteriori aggiunte e aggiornamenti saranno effettuati nei prossimi mesi, così come le sezioni dedicate alle successive lettere dell'alfabeto...

martedì 10 febbraio 2015

La magia di un'avventura musicale: intervista a Francesca Lago




Continuiamo il nostro "viaggio" alla scoperta degli artisti coinvolti nella creazione del videogame "Eselmir e i cinque doni magici" (Stelex Software) e della sua colonna sonora. Vi abbiamo parlato di Marco Santilli, che per il gioco ha composto la canzone "The way to Lothriel" più alcuni brani strumentali, Filippo Zanoli, autore della maggior parte delle musiche di score, e Reydana, che presterà il suo brano già edito "Cuore di loto" oltre forse a qualche sorpresa inedita. Vi presentiamo oggi, in questa intervista, la cantante Francesca Lago, il cui brano "Hey hey sentry" (dall'album del 2011 "Siberian Dream Map") entrerà a far parte del soundtrack del videogioco.

D: Francesca, puoi parlarci un po' di te e del tuo percorso artistico?

R: Fin da piccola ho amato la musica e scritto canzoni.  Da ragazza ho avuto diverse band tra cui  ‘The Wrongside’, una band garage punk con cui ho registrato il mio primo disco.  Ho proseguito poi da sola pubblicando "Mosca Bianca", "The Unicorn" e "Siberian Dream Map".


D: Quali sono i generi musicali con i quali ti identifichi maggiormente, gli autori ai quali ti ispiri?

R: Credo i miei dischi li troveresti nel reparto ‘pop’ di un negozio di dischi. Dream pop? Dark Folk? Singer Songwriter? A ognuno il suo!

D: Parliamo di "Hey hey sentry", il tuo brano scelto per la colonna sonora di "Eselmir". Come nasce questo testo, questa melodia? Quali emozioni racchiude, quale storia ci racconta?

R: Mentre scrivevo questa canzone immaginavo una storia, un’avventura. Alla ricerca dei segreti dell’esistenza, con ironia. Melodia e parole sono arrivate insieme. Il meraviglioso, furioso violoncello di Zeno Gabaglio ha aggiunto magia portando la canzone dove si trova ora.




D: Pensi che questo brano si inserisca bene nell'universo visivo e narrativo della saga dei "Pirin", e per quali motivi?

R: Lo immagino bene in un ambiente magico. Ho visto alcuni disegni di questo interessante mondo fantastico. Attendo di poter giocare al gioco e sperimentare il connubio.

D: Che impressioni hai avuto sul mondo fantasy ideato da Sebastiano B. Brocchi e sulle illustrazioni che lo descrivono?

R: Una bellissima fantasia, un mondo complesso.

D: Anche un'altro tuo brano, "The unicorn" (2009) e il relativo videoclip in cui ti vediamo nei panni di una sorta di fata della foresta camminare con una statua di cervo, sembra rifarsi ad un immaginario fiabesco molto vicino a quello di "Pirin". Che rapporto hai con l'immaginazione?

R: Immaginazione e visioni sono per me nutrimento necessario e costante. Non serve poi sempre immaginare, basta andare in un bosco, affinare sguardo e udito per vedere un sacco di cose altrimenti invisibili.

D: Come vivi l'idea che una tua canzone accompagnerà le avventure narrate in un videogioco e, più in generale, cosa pensi della possibilità di coniugare diverse forme d'arte in un prodotto ludico?

R: Sono contenta e curiosa di questo esperimento. La musica ha una potenza incredibile che tanti ignorano.

D: Oltre a questo, a quali progetti stai lavorando attualmente? 

R: Il 5 giungo uscirà il mio nuovo disco, stiamo lavorando a tutto quanto ne sta attorno, compresa la preparazione del live.